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Le domande più frequenti:

📚 Di cosa si occupa la filosofia?

Studiare filosofia significa confrontarsi con le domande più profonde sull'essere, sul sapere e sull'agire.

  • Metafisica: indaga i fondamenti della realtà e dell'esistenza. Risponde alle domande più profonde su ciò che esiste e perché.
  • Gnoseologia ed epistemologia: analizza la natura della conoscenza, i suoi limiti e i metodi per acquisirla.
  • Etica: studia i fondamenti della morale e le ragioni che guidano le azioni umane verso il bene.
  • Logica: fornisce gli strumenti per ragionare correttamente e valutare la validità degli argomenti.

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💰 Qual è il prezzo medio di una lezione di filosofia a Firenze?

Una lezione privata di filosofia a Firenze costa in media 15€/ora.

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💡 Quali testi consigliare a chi vuole iniziare con la filosofia?

La lettura è il cuore dello studio filosofico: scegliere bene i primi libri rende il percorso più solido e motivante.

  • Platone: i Dialoghi brevi, come il Critone o il Fedone, sono un punto di partenza ideale per capire il ragionamento filosofico.
  • Introduzioni alla filosofia: manuali come quelli di Antiseri e Reale o di Abbagnano guidano il lettore attraverso la storia del pensiero in modo chiaro.
  • Russell o Nagel: Che cosa significa tutto questo? di Nagel è spesso consigliato come prima lettura per la sua chiarezza e concisione.
  • Antologie tematiche: raccolte di brani selezionati permettono di assaggiare diversi autori e correnti prima di approfondire un percorso specifico.

Un insegnante privato di filosofia può consigliarti i testi più adatti al tuo livello e ai tuoi obiettivi.

⭐ Qual è il voto medio dei professori di filosofia a Firenze?

A Firenze, i professori di filosofia hanno un voto medio di 5/5.

Questo punteggio proviene da 47 valutazioni autentiche.

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Qualche consiglio per migliorare in filosofia a Firenze

Liceo classico e filosofia a Firenze: la lezione gentiliana

Firenze ha dato i natali ad uno dei più grandi pensatori italiani: Giovanni Gentile. Si tratta di una figura controversa, tanto per il suo pensiero filosofico – si pensi, tra le altre cose, alle polemiche che scatenò il suo tentativo di una pur grande e originale “riforma” della dialettica di Hegel quanto per il credo politico che abbracciò, quello che andava per la maggiore in uno dei periodi più bui della storia dell’Italia unita.

Gentile, infatti, fu fedele al fascismo e a Mussolini fino alla fine: non si trattò semplicemente di prendere la tessera del partito nazionalsocialista, bensì di appoggiare in pieno il regime, tenendo nel giugno del 1943 il Discorso agli Italiani, accettando di diventare Presidente dell’Accademia d’Italia e aderendo nel settembre del 1943 alla Repubblica sociale. Pagò, infine, le sue convinzioni ideologiche con la vita: morì in un attentato partigiano davanti a casa, al Salviatino, nella città di Firenze, il 15 aprile 1944.

Ad oltre settant’anni di distanza, è possibile giudicare la sua esperienza umana, filosofica e politica con uno sguardo differente, inserendola nelle particolarità della prima metà del Novecento italiano ed europeo; perché, come diceva il suo grande rivale in filosofia Benedetto Croce, “la storia non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice”.

Insomma, la sua figura di filosofo ovviamente non è stata dimentica, come non è stato scordato che a lui si deve l’ideazione dell’Enciclopedia Italiana; non si tralasciano i suoi importanti lavori filosofici, né – in ambito accademico e di studio – la notevole influenza che essi ebbero sui suoi allievi, anche su quelli che poi hanno preso le distanze dal maestro.

La morte e l’eutanasia: come la filosofia ci parla della vita di tutti i giorni

Nei lavori di Gentile, le dissertazioni filosofiche non assumono solo una dimensione speculativa fine a se stessa, ma mostrano anche un risvolto che potremmo definire pratico. Come nel caso di uno dei temi che ritroviamo in Genesi e struttura della società e che viene ampliato in alcuni testi usciti postumi (Inediti sulla morte e sull’immortalità, edizioni Le Lettere, a cura di Marina Pisano): la morte e la sofferenza nella morte (e, di riflesso, l’immortalità).

Gentile parla di «impazienza dell’agonia e immortalità dell’anima» e approfondisce, oltre mezzo secolo fa, un tema su cui, ancora oggi, nel nostro Paese non si è trovato un punto di vista comune: l’eutanasia. Si desidera la morte di chi agonizza, e «quanto più caro è il morente, tanto più acuto questo desiderio»; si tratta di un desiderio che viene proprio dall’amore per chi sta morendo, un amore «dell’anima, di ciò per cui l’uomo è uomo, Io, autocoscienza; e del corpo è amore solo in quanto in esso s’incorpora l’Io». Insomma, per semplificare, quello cui si anela non è tanto la morte di chi sta morendo, bensì la «vera vita del morente», la vita dell’anima che il corpo è «divenuto incapace di servire», essendosi corrotto, ovvero ammalato.

Il filosofo sembra chiedersi perché continuare a far soffrire, quando l’anima (concetto che, in filosofia, assume una dimensione differente dalla chiave religiosa) è destinata comunque all’immortalità? Perché imprigionarla in un corpo sofferente? Potremmo leggere tutto ciò come un invito alla riflessione, in questi anni in cui alcuni malati terminali affrontano un ultimo viaggio verso la Svizzera, dove il diritto a smettere di soffrire è riconosciuto e garantito.

Gentile e il liceo classico

C’è un altro aspetto che vorremmo trattare relativamente all’apporto di Giovanni Gentile alla società come la conosciamo oggi: è al filosofo di Firenze, infatti, che dobbiamo l’invenzione del Liceo classico! E non tutti probabilmente sono a conoscenza di questo, quando invece i ginnasi e i licei classici di Firenze (e anche quelli del resto d’Italia, ovviamente) devono veramente tanto a Giovanni Gentile.

Attorno al Liceo classico, alla sua utilità nel mondo moderno, non si è mai smesso di discutere: non solo nei dibattiti che stanno tenendo testa negli ultimi anni, ma già dal momento della sua invenzione gentiliana: lo stesso Antonio Gramsci accusava il liceo classico di essere classista. Fatto sta che la Riforma Gentile è stata la migliore riforma della scuola di cui il nostro Paese abbia potuto beneficiare: tentare un benché minimo paragone tra un personaggio come Gentile, da una parte, e la schiera di ministri dell’Istruzione dal dopoguerra ad oggi, dall’altra, sarebbe oltremodo irrispettoso nei confronti del filosofo; a maggior ragione lo sarebbe un raffronto tra le loro rispettive opere!

Anche senza voler mettere sul piatto sedicenti Buone scuole (i cui risultati sono davanti agli occhi di tutti), è un fatto che il Liceo classico ha formato intere generazioni di persone, cittadini e professionisti superiori (per preparazione) ai colleghi e coetanei di ogni altro Paese europeo, anche delle tanto decantate Francia e Germania. Al centro della riforma gentiliana del 1923 infatti ci sono:

  • Latino
  • Greco
  • Paideia greca
  • Raison illuministica
  • Bildung

Insomma, quello italiano è un unicum nel panorama mondiale, anche se (o proprio per questo), oggi, il cretinismo economico (citazione gramsciana) sembra essere l’unica religione: il pensiero lascia lo spazio al calcolo, il greco e il latino, la filosofia e l’arte vengono tacciati di inutilità in un panorama desolante in cui quello che conta sembra essere solo il profitto. Proprio come succede in Spagna, dove le ore di filosofia nei licei sono state sostituite da ore di finanza!

Coloro che Max Weber chiamava gli “specialisti senza intelligenza” stanno distruggendo l’opera di Gentile, facendo spazio a management, economia, business e inglese. Basti pensare ai presidi, i quali, da professori speciali incaricati di vigilare sulla formazione dei ragazzi, sono, oggi semplicemente dei manager, obbligati a far quadrare il bilancio della loro scuola. E i liceali non possono che risentirne: basta alle teste pensanti, alle identità culturali, allo spessore critico, alla consapevolezza delle proprie radici.

La domanda è: riusciranno ancora, i licei classici di Firenze (Michelangiolo, Alberti Dante, Galileo, Machiavelli, …) e il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università cittadina, ad adempiere alla loro missione? E, se sì, per quanto tempo?

Ai posteri l’ardua sentenza!

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