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Studiare il francese da zero

Chi è il principiante della lingua francese? Detto diversamente, chi sono il giovane, l’adulto o l’anziano che decidono di dedicarsi, al di fuori di un percorso scolastico – formativo tradizionale, alla lingua francese?

Non avendo dati precisi a disposizione, possiamo solo abbozzare una risposta, immaginando le motivazioni che spingono qualcuno a voler acquisire delle competenze e delle conoscenze in una lingua straniera. È probabile, infatti, che si riesca ad indovinare chi si celi dietro la domanda di un corso o di un insegnante di francese, pensando al perché questa persona lo faccia.

Ecco, allora, che possiamo tracciare alcuni profili, partendo dall’assunto che si tratta in ogni caso di principianti, il che ci porta automaticamente ad escludere studenti della scuola secondaria (tanto di primo, quanto di secondo grado), in difficoltà con la materia scolastica.

Primo profilo: conoscere il francese per motivi legati al percorso di studi

Il primo cliché dello studente di francese è quello del giovane ragazzo che desideri imparare il francese per accedere ad un’università estera (francofona o plurilingue francese – inglese, francese – cinese,…) e che negli anni della scolarizzazione obbligatoria e di quella liceale abbia studiato solo inglese.

Si tratta, in questo caso, di qualcuno con le idee piuttosto chiare relativamente al proprio futuro: dovrà infatti aver deciso per tempo di voler accedere ad un corso di studi particolare, perché lo studio della lingua francese, da zero a livello B1 o B2, necessita comunque di diversi mesi di studio (soprattutto, se nel frattempo si deve studiare per preparare l’esame di maturità).

Potrebbe essere anche uno studente universitario, con uno o più dei seguenti obiettivi: il superamento dell’esame di lingua francese; l’ottenimento di una borsa di studio Erasmus (o simili) per completare il corso di studi in Francia, Belgio, Svizzera, Québec, Vietnam, …; l’ottenimento di un posto di dottorato internazionale; lo studio approfondito di testi, documenti, risultati di ricerca in lingua originale francese; …

Secondo profilo: conoscere il francese per ragioni professionali

Tra chi decide di studiare francese da adulto, un’ampia fetta è rappresentata da chi lo fa per degli interessi lavorativi. Si parla, qui, indifferentemente di chi è alla ricerca di una prima occupazione e di chi è già occupato (e vuole far carriera all’interno della stessa azienda o desidera cambiare datore di lavoro); e, altrettanto indifferentemente, di chi vuole restare in Italia (nell’ufficio relazioni con l’estero, ad esempio) e di chi invece vuole partire per pochi o per tanti anni, per respirare un’aria diversa e cercare opportunità di crescita in un ambiente alternativo rispetto a quello italiano: Parigi, Bruxelles, Montreal, …

Come sappiamo, la scuola italiana (seguendo, in questo, il trend dell’offerta educativa internazionale e le necessità espresse dal mercato globalizzato prevalentemente anglofono) privilegia l’insegnamento della lingua inglese come lingua straniera, a discapito di tutte le altre: spagnolo, tedesco e, per l’appunto, francese. Queste tre lingue europee, cui oggi vanno sommandosi, anche se in modo piuttosto cauto, l’arabo e il cinese, restano in secondo piano e, se si eccettuano gli studenti dei licei linguistici e delle facoltà di lingue moderne (nei curricula marketing, turismo e simili) e i ragazzi valdostani e in parte quelli piemontesi e liguri, non sono molti i ventenni italiani che possano dire di conoscere il francese al punto tale da poterne fare un’arma di competizione sul mercato del lavoro.

Nonostante ciò, il francese ha tutta la sua importanza e conoscerlo offre una marcia in più: imprese italiane che operano in ambito internazionale e aziende francofone alla ricerca di personale e collaboratori madrelingua italiani (e magari con un’ottima conoscenza dell’inglese) rappresentano un terreno fertile per i neolaureati del nostro Paese e per coloro che, già assunti da un’azienda, desiderino fare dei progressi al suo interno o cambiare lavoro.

La vicinanza geografica con la Francia e i collegamenti aerei e via rotaia con l’Oltralpe facilitano le possibilità di scambio e di assunzione: industria, turismo, trasporti, sistemi informativi, comunicazione e mass media, … non si contano i settori in cui un italiano con conoscenza della lingua francese possa fare strada.

Terzo profilo: conoscere il francese per apprezzare letteratura e cinema

Chi ha detto che lo studio della lingua francese debba per forza rispondere ad una logica utilitaristica? Si può impegnarsi ad imparare qualcosa di nuovo, pur non mirando per questo al superamento di esami, all’ottenimento di borse di studio o all’assunzione presso un determinato ufficio.

Si può studiare una lingua per il piacere di arricchire il proprio bagaglio culturale e linguistico. La si può studiare perché si ama viaggiare e perché capire quello che i locali dicono per la strada o interagire direttamente in francese, anziché in inglese (che spesso i francesi stessi non conoscono poi tanto bene) non ha prezzo.

E si può studiare il francese perché si è appassionati della cultura francofona e si è deciso di leggere le opere e guardare i film in lingua originale.

Perché, infatti, accontentarsi della traduzione de Les Misérables? Perché leggere Il rinvio e La nausea, quando è possibile leggere La Nausée e Le Sursis? Perché leggere Lo straniero e L’uomo in rivolta, quando si possono leggere L’Etranger e L’Homme Révolté? Ma la Francia non ha creato solo Victor Hugo, Jean Paul Sartre e Albert Camus come mostri della letteratura: Stendhal, Emmanuel Carrère, Amélie Nothomb, … Per non parlare della poesia: Charles Baudelaire, Paul Verlaine, Guillaume Apollinnaire, Boris Vian, …

Che dire dei film? Basterebbe citare i capolavori dei registi d’Oltralpe degli anni Sessanta e Settanta (la cosiddetta Nouvelle Vague), per decidere di studiare il francese: Les quatre-cent coups e Jules et Jim di François Truffaut, A bout de souffle e Je vous salue, Marie di Jean-Luc Godard, ma anche Hiroshima mon amour, Mon oncle d’Amerique e La vie est un roman di Alain Resnais.

Ma come ascoltare le voci originali dei big del cinema francese (pardon, dei géants du grand écran), se non si conosce la loro lingua? Gérard Depardieu, Alain Delon, Jean Paul Belmondo, Vincent Cassel, Louis Garrel, Jean Reno, Catherine Deneuve, Marion Cotillard, Daniel Auteuil e, ovviamente, Sophie Marceau (a questo proposito, anziché guardare Il tempo delle mele, molto meglio La Boum!).

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