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Palermo: l’importanza di imparare l’italiano a scuola

“Dove vai, se l’italiano non lo sai?”. Si potrebbe parafrasare così un tormentone degli anni Ottanta, per affrontare un argomento scottante: quello della conoscenza della lingua italiana. Non di una conoscenza qualsiasi, ma di una conoscenza approfondita, che consenta l’uso della lingua madre senza errori, in cui congiuntivi e condizionali siano al posto giusto, il lessico utilizzato sia appropriato, l’ortografia corretta.

Anche prima dell’avvento degli smartphone e della comunicazione via messaggi, sms e chat, alcuni bambini e ragazzi dimostravano di avere difficoltà nell’uso dell’italiano a scuola. La nuova era e i nuovi mezzi di comunicazione, con la tendenza ad abbreviare le parole e a storpiarle, non ha fatto che peggiorare il livello di preparazione di scolari e studenti.

Si ricorre, da parte dei soggetti chiamati in causa, alla giustificazione secondo cui “tanto c’è il correttore ortografico di Word”, “su smartphone e computer installo l’app per il controllo ortografico” oppure “l’intelligenza artificiale del pc mi aiuterà sempre”. Tutto vero, o quasi, ma le app non insegnano a comporre correttamente un periodo, non dicono come impostare un testo descrittivo, … Per non parlare della seppur remota possibilità di dover scrivere (fuori dalla scuola) a penna!

L’italiano per presentarsi

L’italiano è un biglietto da visita: è così che deve essere visto dai ragazzi. Per convincerli dell’importanza di conoscere e usare come si deve la propria lingua, si potrebbe azzardare un paragone: parlare in modo tentennante, inceppando sulle parole, con una costruzione confusa, poco lineare dei periodi equivale ad uscire di casa male abbigliati, non pettinati a dovere,… Considerando l’importanza che giovani e giovanissimi danno oggi all’estetica (le scarpe e le t-shirt devono essere di un certo tipo, i capelli devono scendere in una determinata maniera,…), siamo certi che si riuscirebbe a colpire nel segno.

Lo studente come soggetto attivo

Una volta che bambini e ragazzi, anche i più refrattari, siano stati convinti dell’importanza di imparare l’italiano, sarà il momento di utilizzare un approccio che li renda veramente partecipi di quello che stanno facendo: insomma, da soggetti passivi dell’insegnamento, gli studenti devono diventare soggetti attivi. Questo, ovviamente, necessita di una rimodulazione di una pedagogia arcaica e frontale, che purtroppo caratterizza ancora buona parte del corpo docente o, in alternativa, di un gruppo di insegnanti illuminati.

Non si può parlare di un risultato finale, raggiunto il quale ci si possa fermare: imparare l’italiano non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza in direzione di una comunicazione efficace e corretta, ma sempre perfettibile; imparare l’italiano è un processo continuo, che non si ferma con l’ottenimento del diploma scolastico, ma che persevera, accendendo nel discente una passione per una conoscenza maggiore: lettura, scrittura, approfondimenti,…

Lettura e scrittura: tutti i giorni!

A scuola, l’insegnante dovrà procedere con gradualità e costanza. La letto-scrittura dovrà essere proposta in modo graduale, ma costante. Dovranno esserci armonia e accordo tra gli insegnanti della classe, perché l’ideale è dare priorità alla lingua italiana: durante le prime ore della giornata, l’italiano dovrà essere la materia insegnata, posticipando, alla seconda parte della mattina e (nel caso del regime di tempo pieno) alle prime ore del pomeriggio, discipline come matematica, storia, geografia, arte e immagine,…

Non sarà sempre così (e non sarebbe corretto, né efficace nemmeno per le altre materie), ma questo approccio potrebbe essere seguito durante le prime settimane dell’anno scolastico; i momenti di lettura e di scrittura dovranno, tuttavia, avere un posto di riguardo tutti i giorni dell’anno, se possibile anche al di là dell’orario canonico settimanale (si potrebbe pensare ad esempio ad un’ora di lettura in più a settimana, da collocare in qualche momento tra le ore del mattino e quelle del pomeriggio).

Perché tutta questa priorità all’italiano? Semplicemente, perché prima i bambini avranno imparato a scrivere e a leggere e prima si potranno dare delle consegne scritte anche nelle altre discipline (i testi dei problemi di matematica, ad esempio): in questo modo, una volta costruite le basi, il lavoro da svolgere nell’ambito della lingua italiana sarà nettamente più semplice. E, finalmente, si potrà dare tutta l’importanza che meritano anche alle altre materie.

Gli sfondi integratori, ovvero lo storytelling applicato all’italiano

Anche se l’espressione sfondo integratore potrebbe sembrare eccessivamente altalenante, con esso gli specialisti si riferiscono ad uno o più personaggi guida (presenti sul libro di testo o sulle risorse aggiuntive delle maestre), che accompagnino i bambini alla scoperta di nuovi concetti legati alla lingua italiana.

I vantaggi dei personaggi in questo senso sono molteplici: sono accattivanti agli occhi dei bambini più piccoli, che ancora sono attratti da disegni e rappresentazioni in particolare di piccoli animali; consentono di disegnare una trama, che accompagni gli studenti dal primo all’ultimo giorno di scuola, dal primo all’ultimo capitolo del libro di testo, passo dopo passo, concetto dopo concetto.

L’entusiasmo suscitato dai personaggi nei bambini è tale che anche i più refrattari allo studio sono portati a seguire le vicende di uccellini, gattini, cagnolini, … In questo modo, apprendono senza quasi rendersene conto! Si tratta di un utilissimo stimolo a superare eventuali difficoltà di inizio anno, ad esempio.

Ancora qualche consiglio

Vi sono alcuni aspetti che sembrano scontanti, ma che non è mai banale ricordare.

Uno di questi è l’importanza della prensione (tenere correttamente in mano la matita) e della postura a scuola (e a casa). Una corretta postura aiuta il bambino a stancarsi di meno della posizione seduta, oltre che a rimanere concentrato più a lungo, rispetto a chi si ripieghi su se stesso, si appoggi al banco, si ponga in diagonale con la sedia, …

Ovviamente, l’intervento dell’insegnante nel ricordare di stare ben dritti non potrà sortire gli effetti desiderati, se sedie e banchi di scuola non sono adeguati in quanto alla taglia.

Un ultimo punto su cui vorremmo attirare l’attenzione di chi legge è quello di incentivare la lettura: ogni giorno, a scuola e a casa.

Il problema principale è che leggere è sempre più spesso qualcosa che viene considerato come un obbligo, un compito legato esclusivamente alla dimensione scolastico. È, invece, importante che la lettura venga percepita come un piacere, un gioco o qualcosa di rilassante.

Si può semplificare il raggiungimento di questo obiettivo operando sin dai primi giorni del primo anno di scuola: il momento della lettura (che non dovrà mai mancare) potrà essere collocato dall’insegnante tanto all’inizio, quanto alla fine della lezione (ma anche a metà, come diversivo).
Quando i bambini saranno autonomi, potranno passare alla lettura individuale in classe, facendone quindi un momento di intimità, pur nella globalità della vita di classe.

Infine, quando i tempi saranno maturi, la lettura potrà essere effettuata a voce alta, alternativamente da tutti i bambini.

Le letture? Potranno essere scelte tra quelle del libro di testo o, meglio ancora, tra i libri della biblioteca scolastica o personale dell’insegnante o dei bambini. Ecco, allora, che leggere sarà anche un momento di socializzazione, di altruismo e di scambio.

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