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Il voto medio dato ai e alle nostre insegnanti di solfeggio a Palermo è di 5,0 con più di 30 commenti.

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Le domande più frequenti:

🎼 Per quale ragione optare per un corso di solfeggio a Palermo?

Il solfeggio è spesso visto come un esercizio non essenziale da molti musicisti. Sebbene alcuni grandi chitarristi abbiano raggiunto la vetta delle classifiche senza una base di teoria ritmica, ti consigliamo di prendere in considerazione i corsi di solfeggio se vuoi arrivare ai livelli più alti di virtuosismo musicale. I corsi di solfeggio con Superprof sono una fantastica risorsa per tutti gli aspiranti musicisti!

 

Non c'è da stupirsi se il solfeggio sia considerato dai professionisti come una parte essenziale della formazione musicale. Per prima cosa, ti permetterà di imparare a leggere le note  sul pentagramma

 

In seconda istanza, perché il solfeggio è una risorsa fondamentale per gli aspiranti musicisti, che spesso sottovalutano l'importanza della componente ritmica quando suonano. Con le lezioni di solfeggio Superprof, tempi e pause non avranno più segreti!

 

Insomma, che tu voglia fondare una rock band o essere ammesso ai corsi del conservatorio della tua città, i corsi di solfeggio ti daranno quella spinta in più che ti permetterà di distinguerti dalla concorrenza. Con un po' di perseveranza, in poche settimane sarai capace di eseguire i ritmi più semplici e di leggere le note e le pause sul pentagramma senza difficoltà. Che tu voglia suonare il pianoforte, la batteria, il violino, la chitarra o qualsiasi altro strumento, il solfeggio è una materia che ti permetterà di di ambire a un livello avanzato!

 

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⏰ Quanti/e insegnanti sono disponibili a impartire corsi privati di solfeggio a Palermo?

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Prima di selezionare il profilo puoi guardare le informazioni del suo annuncio, i commenti dei/delle vecchi studenti/esse e trovare i dettagli sulle tariffe.

 

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💻 Se trovo un/una prof di solfeggio che perfetto/a per quello che cerco ma siamo lontani, è possibile fare le lezioni a distanza?

Assolutamente sì! La maggior parte dei/delle nostri/e insegnanti oltre a dispensare lezioni presenziali, propongono corsi a distanza.

 

Le lezioni a distanza sono meno care rispetto a quelle faccia a faccia perché non ci sono supplementi di spostamento e sono più flessibili con l'orario perché si risparmia il tempo del tragitto.

Le lezioni di solfeggio a distanza sono un'eccellente opzione per continuare a imparare da casa.

💰 Quanto si paga per prendere una lezione privata di solfeggio a Palermo?

Il costo medio di un/una professore/essa privato/a di solfeggio a Palermo è di 20. Questo costo cambia da insegnante a insegnante e dipende da tre fattori.

 

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✒️ A Palermo, qual è il voto medio che hanno ricevuto i/le nostri/e professori/esse di solfeggio?

Con un totale di 30 valutazioni ricevute, i/le prof di solfeggio a Palermo hanno ottenuto un voto medio di 5,0 su cinque.

 

Per qualsiasi dubbio riguardo il nostro servizio, le lezioni private o i/le nostri/e insegnanti, puoi dare un'occhiata alle nostre FAQ, dove rispondiamo ai dubbi più frequenti. Se desideri conversare con noi, un'équipe di supporto clienti è disponibile 5 giorni su 7 via e-mail o per telefono.

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Lezioni solfeggio: i nostri consigli

La musica e la città di Palermo: il solfeggio, questo sconosciuto!

Sei già iscritto presso il Conservatorio di Musica Alessandro Scarlatti di Palermo? O ti stai preparando per potervi accedere, superando l’esame di teoria e solfeggio? Intendi contattare un insegnante di solfeggio a Palermo città, che dia lezioni al suo domicilio o hai pensato che potresti iniziare anche da solo a scoprire cosa sono le note?

Mentre ancora esiti, eccoti qualche dritta per il fai da te.

Solfeggiare significa leggere i nomi delle note, nominarle o cantarle rispettando le indicazioni relative alla loro durata, al tempo, al ritmo, rispettare le pause, le legature….

Il tutto presuppone la conoscenza del pentagramma, delle chiavi, delle figure.

Vediamo un po’ da dove partire per iniziare ad esercitarsi a casa in questa attività importantissima e indispensabile, chiamata “solfeggio”.

Il pentagramma

Il pentagramma è costituito da cinque linee orizzontali e quattro spazi. Lo si legge da sinistra verso destra e, per farci un’idea, possiamo considerarlo come la rappresentazione grafica dello scorrere del tempo (e dunque anche del procedere di una melodia, di un brano…).

Le note sono i suoni che vengono rappresentati sul pentagramma, sono sette e si distinguono innanzitutto per l’altezza diversa (ossia per la posizione che hanno sul pentagramma). I loro nomi sono, in Italia: Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si.

Sebbene il pentagramma comprenda solo cinque linee, sono ben più numerose quelle che dobbiamo immaginare. Infatti, per dare spazio a note anche uguali ma di diversa altezza, si usa apporre dei tagli sulle note raffigurate, dando luogo ad una specie di ingrandimento virtuale del pentagramma verso l’alto e verso il basso. Ogni nota raffigurata sopra o sotto al pentagramma, sarà identificata contando il numero dei suoi tagli, che andrà a traslare la nota presso altre linee immaginarie. Per identificare una di queste note, basterà considerare allora le linee o gli spazi del pentagramma, più l’aggiunta fuori-pentagramma.

In secondo luogo, le note si differenziano tra loro per la durata. La durata di ogni suono o nota è rappresentata tramite il ricorso ad una specifica “figura”. In ordine di durata, le figure sono:

  • semibiscroma,
  • biscroma,
  • croma,
  • semiminima,
  • minima,
  • semibreve.

Ognuna di esse indica che il determinato suono occuperà una porzione più o meno ampia del tempo a disposizione.

Il tempo di un brano musicale è indicato all’inizio del pentagramma, sulla sinistra, subito dopo la chiave.

Prendendo ad esempio il tempo 4/4, ogni battuta – ossia ogni sottosezione di pentagramma delimitata da due stanghette verticali, dovrà essere costituito da quattro tempi di egual durata.

Ogni quarto di misura, allora, potrà essere riempito come segue:

  • Da una sola semibreve
  • Da due minime
  • Da quattro semiminime
  • Da otto crome
  • Da sedici semicrome
  • Da trentadue biscrome
  • Da sessantaquattro semibiscrome

Infatti, i valori delle figure sopra indicati sono, rispettivamente, di: 4/4, 2/4, ¼, 1/8, 1/16, 1/32.

Naturalmente, una misura del tempo 4/4 potrà contenere delle figure miste, ad esempio: una semiminima e due minime (ossia 2/4 e poi ¼ e ¼). Ciò dipende dalla melodia rappresentata sul pentagramma.

La chiave

Le chiavi sono sette. Si parla, infatti, di setticlavio, per indicarle tutte. Ognuna è particolarmente adatta ad indicare le note da suonare come melodia o per armonizzare un accompagnamento, con la voce, o con i diversi strumenti musicali.

Per il pianoforte, il violino, il flauto e per iniziare a solfeggiare, si adopera principalmente la chiave di violino, o chiave di sol. In seguito, gradualmente, si introduce la chiave di basso, poi quella di baritono…

Dalla chiave, che apre praticamente il pentagramma, nel senso che è il primo segno da interpretare su di esso, dipende il nome delle note. L’identità di esse – dunque i suoni da emettere o produrre con uno strumento – sono decisi dalla chiave a latere sinistro.

Infatti, il pentagramma, che apparentemente resta sempre lo stesso, cambia natura in base alla chiave che lo abita:

  • Nel caso della chiave di violino, le note sulle linee, andando dal basso verso l’alto saranno: mi, sol, si re, fa. Quelle sugli spazi saranno, fa, la, do, mi.
  • Invece, apponendo un’altra chiave ad inizio pentagramma, ad esempio quella di basso, le note sulle righe saranno: sol, si re, fa, la. Quelle sugli spazzi, invece, saranno la, do mi, sol.

Proprio come i segni del nostro alfabeto, insomma, anche l’alfabeto della musica è fatto di convenzioni nate e consolidate dalla consuetudine.

Provare a solfeggiare

La cosa migliore, per acquisire dimestichezza nella lettura delle note è quella di iniziare quanto prima a tentare di leggerne nomi e durata. Vediamo come.

Immaginiamo di leggere una prima battuta, in tempo 4/4, abitata da un'unica nota: una minima (supponiamo sia un Do).

Adoperando un metronomo potremo fare in modo da scandire perfettamente il tempo, facendo durare la misura circa quattro secondi. Ognuno dei quattro tempi, scandito da un battito del metronomo, ci vedrà battere a nostra volta il tempo in uno dei seguenti modi:

  • contando a voce uno due tre quattro
  • battendo la mano sul tavolo quattro volte, una ogni secondo (o ogni battito del metronomo)
  • battendo le mani fra loro
  • battendo sul tavolo solo il primo tempo oppure il primo ed il terzo.

Dopo aver preso il ritmo, invece di contare i numeri, leggeremo la nota, prolungandone il nome per la durata dei quattro tempi: Do –o –o –o. Solo al primo battere pronunceremo interamente il nome do, adoperando la sola vocale per i tre tempi successivi.

Questo è il primissimo passo per capire in cosa consista un solfeggio!

Gli indispensabili del solfeggio

Cosa occorre improrogabilmente per solfeggiare?

Innanzitutto, è evidente che si devono conoscere benissimo i nomi delle note. Ciò significa saperle identificare in ogni porzione di pentagramma, interna o esterna (pensiamo alle temutissime note con tagli).

Identificare a prima vista la nota è una condizione imprescindibile, per poterla pronunciare a tempo debito, senza incorrere in un ritardo che comprometterebbe l’esecuzione.

Dobbiamo capire, da subito, che leggere una melodia a prima vista, rispettandone tempo e successione dei suoni, è come suonare l’amatissimo brano al pianoforte. Non possiamo permetterci di snaturarlo, accelerando qua e là e tardando, perché non riusciamo a ricordare di che nota si tratti! La melodia sarebbe irriconoscibile.

Solfeggiare è come eseguire per la prima volta, a mente, il pezzo di musica che abbiamo sempre sognato di suonare con la chitarra. Dobbiamo dunque farlo alla perfezione, per poi riuscire nell’esecuzione strumentale.

Non è ammessa alcuna imperfezione. Nessun tentennare.

Le pause, le legature, gli staccati eventuali sono ulteriori simboli da scoprire quanto prima, saper interpretare ed anche trascrivere. Esistono le pause di croma, di minima e così via. Si tratta di silenzi che si frappongono tra i suoni, a seconda di come un autore ha pensato la sua melodia.

Capire quanto a lungo prolungare una nota, ove staccarla, ove ripeterla interamente è indispensabile.

È dunque opportuno immagazzinare queste poche basi, prima di lanciarsi nell’esercizio del solfeggio.

Si consiglia di procedere, dapprima, con un tempo di 4/4 e non troppo velocemente, in modo, appunto, da poter rispettare ogni battito e avere il tempo di menzionare correttamente (e senza sforare) tutti i nomi delle note presenti sul foglio. In seguito, magari con l’aiuto di un insegnante di teoria e solfeggio, si potrà procedere con la sperimentazione di tempi diversi, ad esempio ternari.

Che cosa vuoi imparare?