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Le domande più frequenti:

📐 Quali sono gli argomenti della statistica?

Lo studio della statistica ruota attorno all'analisi e alla comprensione dei dati.

Tra i temi centrali della disciplina:

  • Statistica descrittiva: permette di sintetizzare grandi insiemi di dati con indici come media, moda e varianza.
  • Probabilità: studia la likelihood che determinati fenomeni si verifichino.
  • Statistica inferenziale: consente di applicare i risultati ottenuti su un campione all'intera popolazione.
  • Analisi dei dati: comprende tecniche di regressione, correlazione e analisi multivariata.

Con queste basi acquisite, si apre l'accesso a discipline avanzate come il data science e la ricerca operativa.

💰 Qual è il prezzo medio di una lezione di statistica a Firenze?

Una lezione privata di statistica a Firenze costa in media 20€/ora.

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  • Il tuo livello attuale e i tuoi obiettivi di apprendimento
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Molti insegnanti offrono una prima lezione di prova per testare la compatibilità.

📊 La statistica è una materia difficile?

La statistica può sembrare ostica all'inizio, ma con il giusto approccio risulta accessibile a tutti.

Alcuni elementi chiave da considerare:

  • Basi matematiche: avere familiarità con i concetti matematici di base rende lo studio molto più fluido.
  • Comprensione concettuale: la statistica richiede di capire il significato dei numeri, non solo di calcolarli.
  • Pratica costante: l'applicazione pratica attraverso esercizi e casi reali accelera notevolmente l'apprendimento.
  • Supporto didattico: un percorso personalizzato aiuta a superare i blocchi specifici di ogni studente.

Con il metodo giusto e il supporto adeguato, la statistica diventa una disciplina affascinante e ricca di applicazioni pratiche.

⭐ Qual è il voto medio dei professori di statistica a Firenze?

A Firenze, i professori di statistica hanno un voto medio di 5/5.

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Qualche consiglio per migliorare in statistica a Firenze

Statistica ed epidemiologia a due passi da Firenze

Stanco di sentir parlare di statistica allo stato puro, senza alcuna applicazione? Vorresti sapere qualcosa in più su come questa disciplina, che vive in strettissima relazione con la matematica, possa essere utile per la vita di tutti i giorni?

Un esempio lampante di questo connubio tra statistica e vita reale, purtroppo, sta di fronte a noi da diversi mesi, oramai; e la pandemia da Covid 19 ne è all’origine: stiamo parlando dell’epidemiologia!

In TV, sulla carta stampata, sui social e alla radio, oramai, quella che potrebbe sembrare una nuova branchia della medicina (ma che tanto nuova non è) la fa da padrona. Gli epidemiologi sono gli invitati d’onore alle trasmissioni, i politici pendono dalle loro labbra per sapere come scrivere il successivo decreto legge, gli amministratori locali attendono impazienti i resoconti settimanali con il timore di dover applicare la zona gialla, quella arancione o, peggio, quella rossa al proprio comune, i cittadini li ascoltano con la speranza di sentire che tutto sta per finire; le case farmaceutiche, poi, attendono le ultime elaborazioni dei dati raccolti da ASL, centri vaccinali e laboratori di ricerca, per sapere se i loro vaccini stiano sortendo qualche effetto o se sia necessario passare alla terza dose.

Origini lontane e formalizzazione più recente: l’epidemiologia

L’epidemiologia, però, non nasce con il Covid 19, ma affonda le proprie radici molto lontano nel tempo: il primo a suggerire un legame tra fattori ambientali e comportamentali, da una parte, e sviluppo delle malattie, dall’altra, fu, nel IV secolo a.C., Ippocrate. Duemila anni dopo il medico greco, nel 1662, John Graunt pubblicò un’analisi sulla mortalità nell’Inghilterra dell’epoca, dove evidenziava differenze tra uomini e donne, tra città e campagne e tra una regione e l’altra.

Certo, ancora è presto per poter definire queste analisi epidemiologiche, ma un secolo dopo il terreno stava maturando. Nel 1713, il medico italiano Bernardino Ramazzini confrontò i dati sui tumori della cervice uterina (assenti tra le suore) e quelli sul tumore al seno (prevalenti tra le religiose): egli ipotizzò, dunque, un legame tra vita da nubili e insorgere di masse tumorali; oggi, si parlerebbe di correlazione positiva (tra nubilato e tumore al seno) e correlazione negativa (tra nubilato e tumore all’utero). Decenni dopo gli stessi dati sarebbero stati estremamente utili per identificare il ruolo di attività sessuale, gravidanza e ormoni nell’incidenza o meno dei tumori.

Conoscenze mediche e matematico statistiche permisero a John Snow (non a caso considerato il padre dell’epidemiologia) non solo di ipotizzare un collegamento tra l’acqua raccolta da pompe contaminate e la diffusione del colera nella città di Londra nel XIX secolo, ma anche di dare un’applicazione pratica alla sua ipotesi: le pompe vennero fermate e la pandemia di colera si arrestò!

Una definizione

Ma, allora, come potremmo definire l’epidemiologia? E perché è legata strettamente (oltre che alla medicina) anche alla statistica?

Il termine deriva, ovviamente, dal greco: epì – démos – logos, che significa letteralmente discorso attorno alla popolazione. Più precisamente, e secondo la definizione dell’OMS, questa disciplina è da considerarsi lo studio della frequenza, della distribuzione e dei determinanti degli stati e degli eventi correlati con la salute e l’applicazione di questo studio al controllo delle malattie e di altri problemi di salute all’interno di una popolazione.

Due note vanno aggiunte a questa definizione: la prima è che l’epidemiologia non si applica solo alle popolazioni umane, ma esiste anche un’epidemiologia veterinaria (d’altro canto, il termine popolazione è generico); in secondo luogo, non bisogna farsi trarre in inganno dal fatto che lo studio medico avvenga su una moltitudine, anziché su un individuo; ciò non significa occuparsi esclusivamente di malattie infettive e di quelle contagiose, ma di tutte le malattie (tra cui tumori, fratture, incidenti sul lavoro, …) su tutta la popolazione considerata (una nazione, le donne, gli uomini, i dipendenti del siderurgico, …).

Tra i concetti principali da integrare, parlando di epidemiologia, cinque attirano l’attenzione:

  • Frequenza: quanto spesso la malattia compare?
  • Distribuzione: dove compare la malattia e che caratteristiche ha la popolazione ospite?
  • Determinanti: quali sono le cause, ovvero i fattori la cui alterazione induce un cambiamento nella frequenza o nei caratteri di una malattia?
  • Salute – malattie: perché un soggetto si è ammalato? Perché un altro soggetto è rimasto sano?
  • Popolazioni: un insieme di individui con uno o più caratteri comuni.

Una strada per la professione epidemiologa

Ma esiste una laurea in epidemiologia?

No, in realtà non esiste un percorso di studi superiori specifico, ma gli studi di epidemiologia vengono elaborati da professionalità condivise, come medici e statistici.

Per te che abiti a Firenze o che ti vuoi trasferire nella città dei Medici (intesi come famiglia, questa volta e non come professione), c’è però una bella notizia. Ad una decina di km dal centro città, a Fiesole, da oltre trent’anni si tiene l’European Educational Programme in Epidemiology.

Perché in inglese? Due le motivazioni principali: la prima è che il corso attira studenti da tutta Europa ed è, quindi, doveroso offrire loro delle lezioni in una lingua comune; la seconda è che gli eminenti professori che vi insegnano, a loro volta, arrivano da tutto il mondo: Università di Firenze, di Bologna e di Torino, certo, ma anche quella di Copenhagen e di Aarhus (Danimarca), di Berna, di Ghent (Belgio) di Bristol e del Queensland (Australia). Vi sono poi professionisti dai principali centri di epidemiologia, come l’Istituto per la Salute Globale di Barcellona, l’Istituto per la salute pubblica e tropicale della Svizzera, il Consiglio per la Ricerca Scientifica della Spagna, il Centro per la statistica medica di Tokyo, la Scuola per la medicina tropicale e l’igiene di Londra, la Scuola per la medicina comunitaria e sociale di Londra, lo Statens Serum Institute di Danimarca, … A dimostrazione del fatto che l’epidemiologia ricorre a professionalità differenti, ma tutte inerenti i due ambiti della medicina e della statistica applicata!

Questa scuola estiva si dipana nell’arco di tre settimane, ognuna delle quali affronta più moduli specifici.

Durante la prima settimana, gli iscritti studieranno i metodi epidemiologici, affrontando i principi base e introducendo i concetti fondamentali per la strutturazione di un’indagine:

  • Salute della popolazione
  • Misurazione delle occorrenze
  • Studi di coorte, studi di intervento
  • Misure di associazione e rischio attribuibile
  • Distorsioni e co-occorrenze
  • Trend temporali e varianze geografiche

Durante la seconda settimana, verranno approfonditi ulteriormente i metodi dell’epidemiologia, come:

  • Costruzione di un questionario
  • Meta analisi
  • Strategie di modellizzazione
  • Epidemiologia molecolare e genetica
  • Causalità

Durante l’ultima settimana, si affrontano i temi più avanzati della statistica, quelli dell’epidemiologia e dell’epidemiologia applicata e del loro legame con la salute pubblica; si parla dei test medici.

Non c’è che dire: dopo tre settimane così intense, i dati epidemiologici dei virologi in TV non avranno più segreti per te.

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