Marco - Insegnante di inglese - Padova
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Marco

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Padovano, laureato in "Biodiversity and Environmental Health", ho vissuto e lavorato in dieci paesi diversi e insegno inglese da più di 10 anni.

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È il meglio del meglio degli insegnanti. Qualità del profilo, eccellenza del diploma, risposta garantita. Marco organizzerà con cura la tua prima lezione d'Inglese.

Riguardo Marco

Sono un biologo e ho conseguito una laurea magistrale in lingua inglese. Ho viaggiato molto negli ultimi anni (per lavoro e non solo) e ho molti amici all'estero con cui comunico regolarmente in inglese. Nel corso degli anni ho seguito molti studenti e tutti sono rimasti soddisfatti delle lezioni. Chi doveva recuperare un debito lo ha recuperato, e chi voleva migliorare la propria conoscenza della lingua ha concluso un percorso uscendone arricchito. Penso che sia molto importante capire da che livello si parte e cosa si vuole ottenere, sia che si tratti di un corso all'interno o all'esterno di un percorso scolastico. Sono sempre stato appassionato dello studio della lingua inglese e mi ci sono sempre dedicato attivamente, provando a inserirlo sempre di più nella mia quotidianità. La mia passione nasce dal mio grande interesse per la musica e ho iniziato molto presto a tradurre i testi delle canzoni che mi piacevano, e penso che sia un ottimo approccio alla comprensione della lingua. Provare a tradurre questo tipo di arte facilmente appassiona più di uno studio fine a sé stesso o condotto con un approccio più "scolastico". Durante le mie lezioni mi piace tenere un registro informale e decidere le modalità di esercizio/studio insieme allo studente, di modo tale da renderle più facili e piacevoli possibile.

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Il mio percorso di norma si compone di: - Rapido assessment del livello della conoscenza della lingua inglese dello studente - Definizione di un programma di studio - Studio e esercizi sulla grammatica e sintassi - Esercizi propedeutici a una traduzione efficace della lingua: "compiti a casa" da svolgere tra una lezione e l'altra - Traduzione di testi (presi da argomenti scelti insieme) - Costruzione/arricchimento del vocabolario personale - Conversazione in inglese

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  • Cosa ti ha fatto appassionare a questa lingua? Origini familiari, interesse personale, un insegnante ispirante o magari un grande amore?

    Ho iniziato a interessarmi allo studio della lingua inglese molto presto, ai primi anni del liceo a causa proprio di un grande amore: la mia passione per la musica. Sono sempre stato molto curioso, e i miei orizzonti non potevano limitarsi alla musica italiana. Ho presto iniziato a esplorare i vari generi e sottogeneri, fino ad accumulare una grande quantità di canzoni, artisti, album, i cui testi spesso imparavo a memoria e, ovviamente, traducevo. Il mio studio della musica è partita dai grandi artisti britannici che tutti conosciamo bene: i Beatles. Con la loro pronuncia perfetta, le loro canzoni (relativamente) semplici e ripetitive (caratteristica tipica della musica pop), sono un gruppo perfetto per approcciarsi all'ascolto e la comprensione della lingua inglese (il "listening"), e gettare le basi per potersi spostare su materiali più complessi.
  • Quale personaggio, storico o inventato, secondo te rappresenta in pieno la cultura legata a questa lingua?

    Quando penso a un buon esempio dell'uso della lingua inglese mi vengono alla mente le poesie di Wordsworth, i testi delle canzoni del malinconico Leonard Cohen e il folk-rock di Bob Dylan. Essendo una lingua dalla struttura relativamente "semplice" (le forme verbali subiscono variazioni minime nelle loro varie declinazioni, soprattutto se confrontate con altre lingue, lo stesso si applica a sostantivi e aggettivi; esistono solo due articoli etc.), l'inglese si presta benissimo all'essere utilizzato in musica. Questa semplicità, unita a una grande ricchezza lessicale, porta a capolavori come il testo di "Mr. Tambourine Man", che secondo me è un ottimo esempio della potenzialità di questa lingua. Di Bob Dylan apprezzo molto l'attivismo, e l'uso dell'arte come mezzo per portare avanti battaglie politiche. Ai miei studenti ricordo sempre che, una volta imparate e rispettate le regole, l'inglese è una delle lingue più facili da studiare.
  • C'è una parola, un'espressione, una tradizione o un'abitudine culturale che ti diverte o ti fa ridere?

    Un'espressione che mi piace molto è "Better safe than sorry", ovvero "meglio prevenire che curare" o, più letteralmente, "meglio essere al sicuro che essere dispiaciuti". Mi piace la musicalità di questo motto, con cui sono d'accordo solo parzialmente. Per citare la famosa hit "Take on me" degli A-ha, dico a me stesso "It's no better to be safe than sorry", frase che rappresenta il mio spirito esplorativo. Quest'ultimo mi ha di sicuro messo nei guai in una serie di situazioni, ma mi ha anche fatto imparare molto.

    Una lezione che ho appreso nel corso della stesura della mia tesi di laurea magistrale (scritta in lingua inglese, come tutti gli esami che ho sostenuto e i corsi che ho seguito) è che in inglese spesso "Less is more". Questa frase (ripresa da Eddie Vedder nella canzone "Society", colonna sonora di "Into the wild") esprime efficacemente che spesso in inglese si scrive meglio… Scrivendo meno.

    Personalmente apprezzo molto la sinteticità di questa lingua.
  • Perché per te è importante parlare questa lingua?

    La lingua inglese è fondamentale per aprirsi a un "mercato dell'informazione" globale. Per fare una qualsiasi ricerca (o "query") online uso direttamente l'inglese, lingua adoperata ovunque, per andare direttamente alla fonte di ciò che cerco, e non accontentarmi di un'interpretazione o una traduzione fatta da qualcun altro.

    Questo vale sia per l'attualità che per la traduzione di una qualsiasi forma d'arte: se posso tradurre per conto mio una canzone, un libro o una poesia, sarà estremamente più soddisfacente e piacevole farlo.

    Un altro problema tipico della cultura italiana, secondo me, è il doppiaggio dei film: diciamo di amare determinati attori/interpreti senza averli mai sentiti parlare davvero.

    In generale, l'inglese apre moltissime porte, e io consiglio sempre ai più giovani di passare un periodo all'estero per ampliare i propri orizzonti.
  • Qual è, secondo te, la caratteristica più ostica che si incontra nell'apprendimento di questa lingua?

    L'inglese, non essendo una lingua neolatina, prevede una struttura della frase che spesso è completamente diversa da quella che adoperiamo in italiano. Per questo spesso nel momento della produzione scritta (il fantomatico "writing") vengono commessi una serie di errori dovuti al fatto che lo studente traduca pari passo da italiano a inglese. Le frasi vanno spesso ripensate e riordinate. A volte, inoltre, tradurre una determinata frase può sembrare letteralmente impossibile: il mio grande consiglio in questa situazione è "fai una perifrasi", ovvero riformula la frase, cambia parole ma esprimi lo stesso concetto. Quando non siamo sicuri di un termine o di come vada usato, agiamo di astuzia e adoperiamo parole con cui siamo più "in confidenza".

    Inoltre, spesso le frasi stesse che dobbiamo tradurre ci possono sembrare "in disordine": in inglese aggettivo e sostantivo sono invertiti, e spesso abbiamo a che fare con lunghe liste di aggettivi. All'inizio giostrarsi in questa grammatica può sembrare davvero complesso. Spesso poi, in determinati tipi di testo (ad esempio gli articoli di attualità) viene fatto un uso molto particolare di coordinate e subordinate, rendendo difficile la lettura.
  • Raccontaci un aneddoto divertente o particolare relativo alla tua formazione o ad una esperienza di lezione!

    Per quanto riguarda la mia formazione, ho ricordi molto vividi della mia laurea magistrale, che ho svolto interamente in lingua inglese, con compagni di corso da tutto il mondo (che non parlavano italiano). Per potervi accedere ho dovuto sostenere un esame che mi certificasse un livello B2 (esame che poi hanno affrontato e passato molti miei studenti, tre solo quest'estate), e preparare una serie di presentazioni in inglese, per gran parte dei miei esami. Un dubbio che ha cominciato a venirmi piuttosto presto nel corso delle lezioni era:"ma i miei professori hanno affrontato il B2?". Il loro inglese a dir poco "maccheronico" era straripante di errori grammaticali e di pronuncia, e non passava giorno senza che la lezione si interrompesse per un "Marco, come si dice …?". Per quanto all'epoca lo trovassi divertente, ritengo che spesso all'interno delle istituzioni scolastiche non vi sia la serietà che viene pretesa da noi studenti.
  • Aiutaci a conoscerti meglio: parlaci delle tue passioni, dei tuoi viaggi, dei tuoi hobby!

    Una volta apprese le basi di inglese, la mia natura curiosa e esplorativa mi ha spinto a viaggiare, prima (praticamente ovunque) in Europa, e poi fuori.

    Avendo studiato prima Biologia e poi "Biodiversity and Environmental Health", ho deciso di esplorare il mondo da un punto di vista biologico/ecologico, unendomi a diverse spedizioni sul campo, in cui ho lavorato come tecnico, raccogliendo dati per vari ricercatori.

    Ho lavorato in biologia della conservazione e in biologia evolutiva, in etologia e nell'ambito delle neuroscienze: ovunque sono andato ho trovato amici e coinquilini con cui ho comunicato in inglese, imparando a capire e apprezzare diversi accenti e diverse culture.

    Una cosa che adoro della maestria di una lingua è quando si riescono a inventare i propri "pun", o giochi di parole: a quel punto capisci di star vivendo una dimensione più globale.

    Secondariamente ai miei viaggi e le mie relazioni con amici sparsi nei continenti, un primo approccio all'inglese scritto e parlato l'hanno rappresentato per me i videogiochi online: dover comunicare e accordarsi con persone dall'altro lato dello schermo costringe a ingegnarsi, e a comunicare in modo efficace e rapido. Sono convinto che l'uso della lingua, in ogni contesto e per ogni ragione, sia utile per migliorare il proprio livello.
  • Cosa ti rende un vero Superprof, oltre alla capacità di parlare ed esprimerti in più lingue?

    Ho cominciato a dare ripetizioni da molto giovane, all'incirca quando avevo quindici anni. Ho iniziato aiutando il figlio dei vicini con i suoi compiti per casa, e spesso mi trovavo con i miei compagni di classe per fare i compiti (anche se lì effettivamente ci si dava una mano a vicenda). Penso che il mio punto di forza fosse il riuscire a immedesimarmi negli altri, e capire quali fossero le loro difficoltà, per poi aiutarli senza farli sentire giudicati. A volte durante il colloquio conoscitivo o le prime lezioni, comincio a notare dei "pattern" negli errori degli studenti, e realizzo che hanno delle lacune che si portano avanti da molto tempo. Lacune che hanno probabilmente gravato sulla loro carriera scolastica e inficiato la loro autostima, e che paradossalmente i loro professori (probabilmente perché hanno a che fare con classi numerose, e non con i singoli studenti) non riuscivano a individuare. È mia abitudine poi rinforzare gli argomenti studiati insieme con delle frasi da tradurre personalizzate, su cui i miei studenti lavorano tra una lezione e l'altra. Spesso un ripasso mirato di un singolo argomento risolve la questione. Nelle mie lezioni mi piace integrare allo studio della grammatica una certa quantità di traduzioni e di lettura di testi trovati online: uniamo così lo studio della lingua a un costante aggiornamento sull'attualità, o a uno studio di argomenti scientifici e/o storici; impariamo la lingua lasciandoci incuriosire dagli argomenti che ci stanno a cuore, e le lezioni risultano più leggere e stimolanti. È fondamentale inoltre lavorare sulla pronuncia, e già dalla prima lezione consiglio un testo di grammatica (opzionale) per i più volenterosi; in alternativa, laddove un testo è già presente, preferisco lavorare con il libro dello studente, che così ha un riferimento cartaceo da consultare. Nel primo colloquio di solito fornisco una serie di "risorse" extra da adoperare sia durante le lezioni che in privato: siti web per aiutare nella traduzione, per avere un vocabolario affidabile e per trovare i sinonimi che vanno poi ad arricchire lo studente. Penso che l'approccio pesantemente mnemonico che ho riscontrato nello studio nelle istituzioni scolastiche tolga tutto il fascino all'apprendimento di una seconda lingua: studiando l'inglese con me si parlerà di musica, serie tv, viaggi, film e videogiochi. Ritengo che l'importante sia fare molto esercizio e consumare molti "media" in inglese: tutto l'esercizio fa bene, ed è vitale inserire l'ascolto e la conversazione nel proprio quotidiano. Durante le lezioni mi piace tenere un registro informale e provo a mettere a proprio agio lo studente, partendo da argomenti su cui ci sono basi più forti per poi uscire dalla "comfort zone" e andare ad perfezionare il proprio inglese.
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