Sì, mi ricordano un’opera di Manzoni, credo,

e non parlo di Alessandro, ma Manzoni Piero.

(Caparezza)

Chi, tra i profani dell’argomento, aveva sentito citare Piero Manzoni, prima della canzone di Caparezza? Probabilmente in pochi, a meno che, appunto, non si tratti di amanti della pittura moderna contemporanea.

Il pittore e scultore cremonese, morto prematuramente a soli 30 anni, è una delle dimostrazioni di come artisti italiani, anche dopo Leonardo, Caravaggio, Modigliani e gli altri, (fatte le dovute proporzioni, ovvio!) raggiungano un successo internazionale.

Immediatamente prima di lui, assieme a lui (in particolare, …) e dopo di lui, l’arte italiana ha saputo ritagliarsi uno spazio nel panorama internazionale.

Ecco, allora, chi sono i principali esponenti delle correnti italiane contemporanee, nell’ambito dell’arte pittorica.

All’origine degli artisti e dei pittori contemporanei: Piero Manzoni

Non potevamo che iniziare con lui, al quale tanti poi si sono ispirati, anche solo per l’aspetto irriverente della sua arte.

Beneficia sin da giovane della frequentazione con Lucio Fontana, fondatore dello Spazialismo. Dopo un debutto alla IV Fiera Mercato del Castello Sforzesco, nel 1956, e una partecipazione, l’anno successivo, alla mostra Arte nucleare, comincia a farsi un nome. Le sue opere sono sagome antropomorfe e impronte di oggetti, ma soprattutto gli Achromes, grandi superfici bianche imbevute di colla e caolino.

È del 1958 l’inizio della sua collaborazione con Lucio Fontana ed Enrico Baj, oltre che con Enrico Castellani e Agostino Bonalumi, mentre l’anno successivo fonda la rivista Azimuth e la galleria omonima.

Gli artisti contemporanei tentano di scioccare critica e pubblico per attirare l'attenzione su altri temi.
La provocazione delle opere contemporanee, a volte, sembra fine a se stessa!

Nei cinque anni che gli rimangono da vivere, esprime il massimo della sua arte: la superficie del quadro è superata e le opere sono spesso provocatorie (fino ad arrivare alle famose scatolette di Merda d’artista): linee tracciate su strisce di carta, che vengono arrotolate e chiuse in tubi di cartone; palloncini contenenti il fiato di Manzoni stesso (Fiato d’artista); Uova scultura, autenticate con la sua firma; basi magiche (sulle quali le persone salgono e diventano loro stesse un’opera d’arte); altri Achromes, realizzati con materiali differenti.

Qui ci sono i dieci dipinti più famosi della storia dell'arte: quali conosci?

Enrico Castellani

Castellani rappresenta il connubio tra Piero Manzoni (assieme al quale fondò la rivista Azimuth) e Agostino Bonalumi.

Formatosi in Belgio, rientra a Milano nel 1957 ed inizia a lavorare su tele bianche, estroflesse con l’aggiunta di oggetti differenti al loro interno (chiodi, sagome di metallo e di legno), allo scopo di creare superfici sbalzate, sulle quali la luce dia origine ad effetti imprevedibili.

La critica è concorde nel definirlo il padre del minimalismo; la Biennale (1966) gli ha riconosciuto molti meriti, dedicandogli una sala esclusiva; collezioni permanenti di Castellani si trovano al Pompidou di Parigi, al Macro di Roma, al Guggenheim e al MoMA di New York, mentre le sue opere sono state esposte a più riprese a Milano, Parigi, Mosca, Bruxelles e New York.

Se vi fossero dubbi, oltre a citare l’ottenimento nel 2010 del più prestigioso riconoscimento del settore a livello mondiale, il Premio Imperiale giapponese per la pittura, basterebbe dire che le sue opere sono valutate anche 1 milione di dollari.

Michelangelo Pistoletto

Anche Pistoletto si è visto attribuire il Premio Imperiale giapponese per la pittura (edizione del 2013). Figlio d’arte (il padre era restauratore di quadri), Pistoletto ha completato la sua formazione alla scuola di grafica pubblicitaria di Armando Testa.

Gli specchi sono l'oggetto preferito da Pistoletto per le sue opere, ma anche altri elementi entrano nelle sue tele.
Grazie allo specchio di Pistoletto, lo spettatore entra nell'opera stessa!

Non si limita alla pittura, ma spazia anche nella scultura, aderendo già negli anni Sessanta alla corrente dell’Arte Povera e diventando prestissimo uno dei suoi esponenti di maggiore spicco a livello internazionale: egli riesce a prendere oggetti della quotidianità (per questo considerati poveri), per realizzare delle opere provocatorie, ma che parlino alla gente; questo, in netta contrapposizione con l’arte considerata tradizionale!

Un esempio eclatante della sua arte è la Venere degli Stracci, una scultura della dea che guarda una montagna di stracci; oppure, a livello pittorico, la realizzazione di stampe attaccate a degli specchi, che consentono allo spettatore di guardare l’opera, sentendosi parte di essa!

Lo specchio, a dire il vero, è l’oggetto preferito da Pistoletto: diverse sue installazioni prevedono una serie di specchi che si riflettono l’uno sull’altro, mentre in alcune occasioni ha organizzato degli happening, in cui lui stesso distribuiva degli specchi agli ospiti.

Eccoi un veloce excursus sulla storia dell'arte, dalle origini ad oggi!

Valerio Adami

Con Adami ci spostiamo verso una corrente ulteriore, quella della pop art, prodotto dell’immediato secondo dopo guerra. L’influenza di questo artista bolognese, classe 1935, è quella di Roy Lichtenstein, di Francis Bacon e della pittura astratta; la formazione quella di Milano e Parigi.

È attorno alla metà degli anni Settanta che prende consistenza la forma d’arte di Adami: mix sapiente di Pop Art americana, narrazione fumettistica e tecnica del cloisonnisme francese (la tecnica consiste nell’uso di campiture cromatiche piatte all’interno di contorni ben definiti dal tratto di matita). Elementi molto diversi tra loro trovano sfogo, anche attraverso scritte impresse sul quadro stesso, nell’opera e nell’arte di Adami: dalla politica al sesso, dalla storia alla letteratura, dalla filosofia alla mitologia.

La grandezza di questo italiano si misura con due annotazioni in calce:

  • Il filosofo francese contemporaneo Jacques Derrida si è ispirato all’opera di Adami per un noto saggio sul ruolo dell’arte nella società contemporanea;
  • Le sue opere sono ospitate in via permanente al Centre Pompidou di Parigi e al Museo del Novecento di Milano, mentre delle estemporanee vengono regolarmente organizzate a Parigi, Valencia, Tel Aviv e Buenos Aires.

Insomma, un artista italiano dal respiro abbondantemente internazionale.

Mimmo Paladino

Con Paladino parliamo di Transavanguardia: se Castellani, Pistoletto e Adami sono nati negli anni Trenta, Paladino nasce, invece, dopo la guerra e bagna in una cultura artistica differente. Alla fine degli anni Settanta incontra ed inizia a frequentare Achille Bonito Oliva e vive quindi un ritorno alla pittura, ai colori e al disegno.

Ma è nel decennio successivo che si realizza il compimento del suo stile, grazie, in particolare, al suo avvicinarsi alla cultura artistica sudamericana: segni e simboli, così come elementi primitivi, riempiono le sue opere.

Oltre ad aver realizzato le installazioni per i concerti di musicisti del calibro di Lucio Dalla e Francesco de Gregori, Paladino ha esposto a Buenos Aires, Rio, Londra, Pechino, Roma e Milano, mentre collezioni permanenti si trovano a Roma e Bologna.

La storia dell'arte sa essere molto appassionante: eccone un breve excursus!

Francesco Clemente

Siamo ancora in piena Transavanguardia: Clemente, napoletano di origine, divide la sua vita e il suo lavoro tra Italia, New York e India.

Artisti contemporanei di ogni nazione aspirano ad esporre in questo museo; e molti italiani ce l'hanno fatta!
Esporre al MoMA è un grande privilegio , per chiunque!

Ha conosciuto (e, ovviamente, ne è stato influenzato) rappresentati della Beat Generation come Allen Ginsberg e Robert Creeley. Ciò che lo ha sempre appassionato sono Andy Warhol e Jean – Michel Basquiat e, nel segno tracciato da Oliva, ha coniugato il desiderio del ritorno alla pittura e al disegno, con graffitismo e street art.

I suoi grandi successi arrivano già negli anni Ottanta, quando riesce ad esporre, poco più che trentenne, al Metropolitan e al Guggenheim di New York, per proseguire con Londra, Berlino, Parigi (Pompidou) e Tokyo.

Artisti e pittori contemporanei italiani lontani dal mainstream

Continuiamo con un quintetto di artisti più giovani (tutti nati nel decennio che va dal 1963 al 1973), che hanno saputo discostarsi dal mainstream, il quale avrebbe imposto loro di non rifarsi ai maestri italiani, ma di prendere piena ispirazione da tutto ciò che provenga dall’estero: come se quello che è stato fatto nel nostro Paese non conti più. E, invece, questi nostri cinque eroi di impronta marvelliana hanno deciso da che parte stare!

Lara Favaretto

Lara Favaretto è una dei fab five che hanno saputo mettere abilmente assieme Arte Povera e Transavanguardia: stiamo parlando delle migliori compagini artistiche italiane contemporanee, che in questi artisti sono state mixate, nonostante una rivalità consolidata nel tempo!

La Favaretto è definita come il concentrato della migliore Arte Povera, del Minimalismo e della Pop Art. Allieva di Fabro, Zorio, Anselmo, Kounellis, Boetti, Pascali, e innanzitutto di Garutti, sceglie i materiali per la forza che questi sanno esprimere.

Flavio Favelli

Anche in Favello c’è un’attenzione all’Arte Povera, ma meno rigorosa e più aperta al pop di casa nostra. Ispirato da maestri del calibro di Boetti e Festa, Pistoletto e Schifano, Ceroli e Angeli, Fabro e Rotella, Pascali e Mondino, sembra essere particolarmente amato anche dai nostri cugini francesi.

Negli ultimi 20 anni, secondo i critici d’arte, è maturato parecchio, al punto che l’Italia sembra stargli piuttosto stretta!

Franceso Gennari

Anche Gennari sa mettere assieme nelle sue opere Arte Povera, Minimalismo e Transavanguardia (soprattutto per merito del suo ispiratore, il De Dominicis). Quello che lo contraddistingue è proprio l’originalità nel saper mescolare tra loro i generi, le correnti e i materiali. Nonostante dei lavori molto promettenti, sembra essere penalizzato non poco dalle scelte dei galleristi, che non lo considerano.

Alessandro Pessoli

Indubbiamente, il più esterofilo di questo quintetto: Pessoli deve molto, infatti, a Jordan Wolfson, il giovanissimo scultore americano che vive e produce tra New York e la California. Molti apprezzano i risultati di questo ispirarsi di Pessoli, mentre altri lamentano una certa mancanza di personalità e una perdita di italianità nelle opere pessoliane, fino a poco tempo fa definite non a torto le migliori della corrente nostrana del neo - transavanguardismo. De gustibus!

Pietro Roccasalva

Se Gennari è apprezzato in Francia e comincia a guardare con interesse alle gallerie estere e se Pessoli ha tendenze esterofile, Roccasalva è invece oramai fortemente consolidato all’estero: il suo talento lo ha fatto conoscere un po’ ovunque nel mondo dell’arte.

È stato allievo di Fabro e ha preso spunto abbondantemente da De Dominicis; si dedica alla creazione di macchine concettuali, tralasciando un po’ troppo (sempre secondo i critici) la tela, con la quale avrebbe, invece, molto da dire!

Bisogno di un insegnante di Disegno?

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Charlotte

Lettrice plurilingue, appassionata di entomologia e robotica.