Danilo - Insegnante di latino - Milano
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Danilo - Insegnante di latino - Milano

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Danilo

  • Tariffa 30€
  • Risposta 2h
  • Allievi

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30€/ora

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  • Latino
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Latino per liceo e università: traduzione, sintassi e metodo con un docente di lettere e filologo

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Luogo del corso

    • Presso Danilo: Milano

    • Via webcam
    • A casa tua : spostamento fino a 20 km da Milano

Super insegnante

Danilo fa parte dei migliori insegnanti di Latino. Profilo certificato, ottimo diploma, rapida organizzazione della prima lezione, ottimi commenti dei suoi allievi!

Riguardo Danilo

Sono docente di lettere di ruolo in un liceo di Milano e insegno da quindici anni. Ho un dottorato di ricerca in filologia romanza, con studi di storia della lingua e di letteratura medievale latina e romanza, e un master in public history; nell'anno accademico 2024/25 ho tenuto didattica integrativa in Storia contemporanea all'Università statale di Milano.

Accanto all'insegnamento lavoro come autore e curatore per istituzioni culturali ed editori: progetti di didattica digitale e public history per la Fondazione Feltrinelli, contenuti per Gli Ascoltabili, saggi pubblicati per diverse case editrici. Formo inoltre docenti sull'uso didattico dell'intelligenza artificiale.

Do lezioni private di latino da quindici anni, a studenti di ginnasio e di liceo, maturandi, universitari e adulti. In classe preparo e correggo versioni ogni settimana: conosco la costruzione delle prove, i criteri di valutazione e i punti precisi in cui si perdono i voti.

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Riguardo la lezione

  • Liceo
  • Formazione per adulti
  • Università
  • livelli :

    Liceo

    Formazione per adulti

    Università

  • Francese
  • Inglese
  • Italiano

Tutte le lingue parlate per il corso :

Francese

Inglese

Italiano

Il primo colloquio, di trenta minuti e gratuito, serve a valutare il livello reale su una versione recente o su una verifica corretta. Da lì definiamo obiettivi, tempi e frequenza del lavoro, con una previsione precisa di quanto serve per arrivare al risultato.

Il lavoro si fonda su un metodo di traduzione replicabile: riconoscimento dei verbi e delle proposizioni, ricostruzione della struttura del periodo, uso critico del vocabolario, verifica finale della coerenza del testo. La grammatica si riprende a partire dagli errori ricorrenti, così ogni regola trova applicazione immediata su un testo vero.

Ogni lezione si chiude con una scheda di sintesi e una versione da tradurre, che correggo per iscritto prima dell'incontro successivo. Per la maturità e per gli esami universitari predispongo un calendario di preparazione con scadenze intermedie, simulazioni e verifica dei progressi.

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Tariffe

Tariffa

  • 30€

Prezzi dei pacchetti

  • 5 h: 140€
  • 10 h: 270€

spostamenti

  • + 5€

lezioni offerte

Questa prima lezione offerta con Danilo vi permetterà di conoscervi e specificare chiaramente le vostre esigenze per le vostre prossime lezioni.

  • 30min

webcam

  • 30€/ora

Precisazioni

Lezioni di 60 o 90 minuti. Primo colloquio di 30 minuti gratuito, in videochiamata. I pacchetti si pagano in anticipo e si usano con la cadenza che preferisci; disdetta libera fino a 24 ore prima della lezione. La tariffa è la stessa online e in presenza; per le lezioni a domicilio si aggiungono 5 € di spostamento. Le lezioni online si svolgono con lavagna condivisa e i materiali restano allo studente.

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Saperne di più su Danilo

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  • Da dove nasce la tua passione per la materia che insegni e per le lezioni private?

    Dalla filologia, prima che dall’insegnamento. Ho studiato Filologia romanza fino al dottorato, e il mestiere del filologo è questo: ricostruire un testo da testimoni imperfetti e capire perché un copista ha scritto una parola al posto di un’altra. A farmela incontrare è stato Roberto, un amico oggi docente universitario. Io ero ancora uno studente giovanissimo, e lui mi ha mostrato che anche un testo letterario si studia con rigore. Il latino mi interessa per la stessa ragione, perché è la lingua da cui sono nate quelle che parliamo. Le lezioni private mi interessano invece per quello che la classe non permette. In aula si spiega a trenta persone, qui si vede dove si inceppa una persona sola: così l’errore smette di essere un voto e diventa un’informazione.
  • Quali sono le tematiche che preferisci trattare con gli allievi? E quali sono quelle che ti piacciono meno?

    Preferisco i punti in cui il testo oppone resistenza. Nel latino è il periodo, che va smontato e rimontato come un meccanismo. In italiano è la pagina che sembra semplice e non lo è: Calvino, Fenoglio, Gadda. In storia è ciò che sta dietro la data, cioè le cause, i documenti, la memoria. Della Resistenza e dell’antifascismo mi occupo anche come ricercatore. Da qualche tempo lavoro volentieri anche su una domanda nuova: che cosa cambia nel leggere e nello scrivere ora che esiste l’intelligenza artificiale, e come usarla senza delegarle il pensiero. Quello che amo meno, in qualunque materia, è il vago. Non sopporto la genericità, la risposta «più o meno giusta», la traduzione indovinata a occhio. Mi piacciono la precisione e il rigore, e cerco di farli piacere anche a chi studia con me.
  • Quali sono i tuoi modelli o punti di riferimento? C’è stato un insegnante o un’opera in particolare che ti hanno segnato e ispirato?

    Calvino, per l’esattezza: dire una cosa nel modo preciso in cui è. Fenoglio, perché la sua prosa non ha un aggettivo di troppo. Kafka, che leggo da sempre e che insegna a diffidare delle spiegazioni comode. Per la filologia e per la cultura in senso largo, Gianfranco Contini. Per la storiografia, Marc Bloch, che ha insegnato a interrogare le fonti come si interrogano dei testimoni. In pedagogia il mio modello è John Dewey, con la sua idea che si impari attraverso l’esperienza. Nel pensiero politico, Gobetti e Bobbio, perché la scuola forma cittadini prima che esaminati. Infine Luciano Floridi, per il modo in cui pensa l’intelligenza artificiale e la società dell’informazione.
  • Quali sono, secondo te, le qualità necessarie per essere un buon insegnante o un esperto nel tuo ambito?

    Tre, e nessuna è la simpatia. La prima è la diagnosi: capire perché lo studente sbaglia, non solo che sbaglia. Spesso il nodo non sta nella pagina di oggi, ma in una regola mai assimilata due anni prima. La seconda è resistere alla tentazione di dare la risposta: tradurre una versione al posto dell’allievo è il modo più rapido per non insegnargli niente. La terza è l’onestà di dire «qui non hai capito», senza scoraggiare e senza addolcire. Dietro queste tre qualità c’è un’idea di fondo. L’insegnante non è un intermediario che seleziona nozioni da distribuire: oggi le nozioni le fornisce chiunque, perfino un chatbot. L’insegnante costruisce l’esperienza attraverso cui si entra nella conoscenza, e quell’esperienza nessuna macchina può farla al posto tuo.
  • Raccontaci un aneddoto divertente o particolare relativo alla tua formazione o a una esperienza di lezione!

    Appena finiti il dottorato e la ricerca, prima di arrivare al liceo, ho insegnato in un istituto tecnico, a ragazzi che si preparavano a diventare piloti. Un giorno uno di loro mi ha chiesto, senza nessuna malizia, a che cosa gli servisse Dante, visto che lui doveva volare. Non ho risposto. Ho aperto l’Inferno al canto XXVI, quello di Ulisse, e gli ho chiesto di leggere ad alta voce. Arrivato a «de’ remi facemmo ali al folle volo», si è fermato e ha riletto il verso da solo. A fine lezione mi ha chiesto come andava a finire il viaggio. Gliel’ho lasciato scoprire.
  • Rassicuraci, anche tu, come tutti noi, hai riscontrato qualche difficoltà a scuola?

    Sì, anche se ero bravo. Le difficoltà non venivano tanto dallo studio quanto da due cose. Spesso ero troppo preso da attività fuori dalla scuola, e il tempo per i compiti finiva per ridursi. Qualche volta, invece, non amavo l’insegnante, e la materia ne pagava le conseguenze. Me ne ricordo soprattutto quando un allievo mi dice che una materia «non gli piace»: spesso il problema non è la materia.
  • Quali sono le tue passioni, oltre alla materia che insegni?

    La musica, prima di tutto: Verdi e Wagner, Mozart, Debussy e Ravel, Mahler. Poi la ricerca storica, che porto avanti fra archivi e testimonianze. Poi lo sviluppo: costruisco siti per scuole, riviste e progetti culturali da quasi vent’anni, e oggi scrivo anche software basati sull’intelligenza artificiale. Dell’IA mi occupo anche come formatore, nei corsi per docenti. Infine il pensiero politico, che studio da Mazzini a Walzer e che cerco di portare nelle lezioni di storia.
  • Cosa ti rende un grande Superprof?

    Il fatto di tenere insieme cose che di solito restano separate. Il latino è la materia su cui lavoro di più, ma seguo anche italiano e storia, la scrittura (temi, tesine, tesi), il metodo di studio e la preparazione all’esame di Stato. Conosco la scuola da dentro, perché insegno ogni giorno in un liceo. Conosco anche l’università e la ricerca, perché vengo da un dottorato e da un master in Public History. L’intelligenza artificiale, poi, la conosco da chi la usa per costruire, non da chi la subisce. Formo i docenti su come portarla in classe, e con i miei allievi lavoro su come usarla nello studio senza farle pensare al posto loro. Alla fine il risultato che cerco è uno solo: che lo studente, finite le lezioni, sappia ragionare su un testo anche senza di me.
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