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La danza moderna in Italia: una, dieci, mille danze

La danza assume molteplici forme: classica, moderna, hip hop, latina, flamenco, tip tap, tango, swing, charleston,…

Il ballo può essere visto come una forma di espressione e di comunicazione. In quanto tale, deve essere codificata, proprio come lo sono le diverse forme di linguaggio; ma non per questo, ne esiste una sola versione. Insomma, proprio come ogni Paese o quasi ha la propria lingua ufficiale, che permette a tutti coloro che parlano lo stesso idioma di capirsi alla perfezione, allo stesso modo, ogni forma di ballo ha le proprie regole, che vanno rispettate. E proprio come si realizzano delle babeli di lingue, in cui cittadini di diverse parti del mondo si incontrano e, pur non parlando la stessa lingua riescono a comunicare tra loro – magari a gesti, magari interpretando delle assonanze tra i diversi idiomi, magari mettendo assieme parole provenienti da due ceppi linguistici lontani tra loro per trovare una terza lingua provvisoriamente comune – … proprio come fanno le lingue, allo stesso modo possono fare i balli e le danze moderne e classiche.

La festa di tutte le danze

E deve essere sulla base di questo ragionamento che Roberto Bolle, l’arcinoto ballerino italiano, considerato l’étoile dei due mondi, ha deciso di mettere in pratica delle forme di avvicinamento tra differenti forme di danza. Oltre ad essere un esperimento dai risvolti promettenti, questo è senz’altro un modo per avvicinare tante nuove persone all’universo della danza.

Bolle ha creato la piattaforma online ONDANCE, sulla quale vengono promosse diverse iniziative; una di queste è l’evento che si è tenuto a Milano nei primi giorni di settembre. Una settimana quasi intera in cui si sono alternati spettacoli programmati, open class, serate danzanti e tanto altro ancora. Si è trattato, secondo la volontà del promotore e direttore artistico, di una festa della danza, di tutte le danze, con l’obiettivo di invitare tutti, ma proprio tutti, a ballare assieme.

Lo spettacolo più ricco di significato, in questo senso, è stato il Ballo in bianco. L’appuntamento, fissato davanti al suggestivo Castello Sforzesco, ha visto riunirsi centinaia di ballerini di ogni stile, ognuno vestito in bianco; non importa il tipo di abito, qualsiasi cosa andava bene: dal tutù all’abito da sera, dai vestiti orientali al jeans, dalle tute e scarpe da ginnastica alle gonne con le balze,… qualsiasi abbigliamento era ben accetto, purché bianco!

I partecipanti si sono suddivisi in gruppi per stile di ballo praticato, ma con l’obiettivo finale di ritrovarsi e di ballare tutti assieme al centro della Piazza d’Armi. Estremamente suggestivo.

I giorni di festa sono proseguiti al Parco Sempione, con il cinema a tema (la visione de La febbre del sabato sera non poteva mancare, ovviamente) e con delle open class a tema yoga, charleston, swing, danze orientali, flamenco, afro, dancehall, vogueing, popping, tip tap, latino americana e breakdance.

Scarpette in fuga…!

Manifestazioni ed iniziative come queste sono fondamentali: la passione per l’arte e l’amore per la danza non si spengono mai nei cuori dei ballerini; gli appassionanti e i praticanti si sottopongono ad allenamenti duri ed estenuanti, si costringono ad alternare lavoro e hobby, pur di ballare; si ritrovano ad allenarsi anche in spazi ristretti, come una camera da letto o un salotto, a causa della chiusura delle palestre per Covid. Insomma, la devozione e la determinazione assolute sostengono il ballerino professionista, dilettante, appassionato. Per fortuna!

Purtroppo, però, non sempre questo è sufficiente, per mantenere vive le speranze e le possibilità di tutti coloro che vorrebbero fare della danza qualcosa di più di una professione. I tagli alla cultura (genericamente intesa) colpiscono, ovviamente, anche l’arte e lo spettacolo: teatro, cinema e danza moderna e classica sono tra le vittime preferenziali di una politica che non sempre sa cogliere l’importanza di un’attività che non produce reddito! È triste da ammettere, ma è così!

Non tutti i Paesi si ritrovano nella stessa situazione del nostro; al punto che altrove chi stabilisce le politiche culturali e i relativi fondi sa essere più lungimirante: e i risultati si vedono, dato che i loro corpi di ballo attraggono i migliori danzatori da tutto il mondo. Basti guardare a tutte le scarpette in fuga dall’Italia: quanti sono i ballerini e le ballerine che, completati brillantemente gli studi, si accorgono di non avere possibilità di carriera e sono costretti a varcare i confini nazionali? Quanti sono coloro che vengono chiamati da corpi di ballo stranieri?

Segno, questo, che le eccellenze italiane ci sono e che andrebbero incentivate a restare; e invece prendono il largo: Alessandra Ferri, scoperta alla Scala di Milano, diventa la Principal Dancer più giovane al Royal Ballet di Londra; non contenta, trascinerà con sé Roberto Bolle (ancora lui!) all’American Ballet Theatre (e sarà qui che inizierà il mito di Bolle, l’étoile dei due mondi). Ma c’è anche Nicoletta Manni, prima ballerina scaligera, chiamata a gran voce al Bolshoi Ballet di Mosca.

Delle forme di sostegno per le scuole di danza sono necessarie

Insomma, le grandi scuole in Italia ci sono. E sono proprio loro (assieme ai soli quattro corpi di ballo nazionale rimasti) a formare e preparare i grandi ballerini di oggi e di domani.

Queste scuole hanno bisogno di finanziamenti, per poter sopravvivere. In mancanza di sufficienti fondi, l’attuale diffusione delle scuole di danza moderna e di danza classica sull’intero territorio nazionale perderà di intensità e di omogeneità: dapprima saranno i piccoli centri a perdere le scuole, poi inizierà a calare il numero di quelle delle grandi città, … E di tutto ciò ne pagherà le conseguenze la danza italiana, classica e moderna.

Se gli insegnanti non possono tenere aperte le scuole di danza, non saranno solo i professionisti a pagare il prezzo. Pensiamo, per un momento, a bambini e ragazzi che portano nel cuore il sogno di imparare a ballare, per puro divertimento, per stare con amici e amiche, per imitare le star della pop music di cui vedono i clip ogni giorno sul telefonino, per il saggio di fine anno.

Se le misure di contenimento del Covid 19 non prenderanno in conto anche queste piccole realtà, allora, il rischio forte è che la sopravvivenza delle scuole di danza moderna e classica in Italia sia messa in seria discussione.

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