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Le domande più frequenti:

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Il giapponese si può apprendere da soli partendo dalle giuste basi.

  • Gli alfabeti sillabici: le due scritture di base, indispensabili per leggere.
  • Gli ideogrammi: i caratteri di origine cinese, da studiare poco alla volta.
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Non esiste un tempo unico: tutto dipende dalla costanza e dal traguardo.

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Lezioni individuali rendono ogni ora più efficace e accelerano i progressi.

⭐ Qual è il voto medio dei professori di giapponese a Padova?

A Padova, i professori di giapponese hanno un voto medio di 5/5.

Questa media riflette 6 feedback degli studenti.

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Qualche consiglio per imparare il giapponese a Padova

La lingua e la poesia giapponese a Padova

Cosa sai della lingua giapponese? E delle sue forme poetiche?

Se il giapponese ti sembra complesso per il fatto che non utilizza un alfabeto come il nostro e perché i caratteri si possono scrivere sia dall’alto verso il basso, sia da sinistra verso destra, sappi che le cose sono ancora più complicate. Infatti, il sistema di scrittura nipponico non è unico: è invece dato da quattro componenti diversi. Ecco quali sono.

Hiragana

La parola significa semplice, ordinario e il sistema di scrittura sillabico che ne porta il nome è impiegato per scrivere le parole giapponesi native. Si tratta di 46 caratteri di base, che diventano 71, se si includono i segni diacritici. L’Hiragana deve essere per forza di cose semplice, dato che è quello che viene insegnato per primo tanto ai bambini giapponesi a scuola, quanto agli stranieri che iniziano lo studio della lingua.

Dove si impiega l’Hiragana?

  • Per gli Okurigana, ovvero le desinenze dei verbi e degli aggettivi;
  • Per le particelle;
  • Per tutte quelle parole che non hanno una forma Kanji o i cui Kanji risultano troppo formali o complicati.

Esistono due segni diacritici (il dakuten -   -  e l’handakuten -   -  con cui si possono modificare i caratteri di base Hiragana.

Katakana

La traduzione del termine è Kana frammentario; si contano 48 caratteri, cui vanno aggiunti i segni diacritici. L’utilizzo di questo componente del sistema di scrittura nipponico è particolarmente interessante. Infatti, troverai Katakana in:

  • Parole straniere,
  • Nomi stranieri,
  • Onomatopee,
  • Parole scientifiche,
  • Nomi di animali,
  • Cibi,
  • Cartelli pubblicitari e affissioni,
  • Parole la cui importanza uno scrittore vuole sottolineare,
  • Nomi di società.

A questo proposito, va detto che l’utilizzo dei Katakana è particolarmente utile per distinguere i nomi delle società dai cognomi molto diffusi. Due esempi su tutti: Suzuki (società) si scrive スズキ così come Toyota (società) si scrive トヨタ.

Kanji

Il significato di questo termine è Caratteri Cinesi. Questi ideogrammi speciali, infatti, sono stati introdotti da uno studioso coreano secoli fa, prima che i giapponesi avessero un sistema di scrittura. Ovviamente, non potevano adattarsi perfettamente alla grammatica giapponese, motivo per cui vennero inventati gli Hiragana.

Una particolarità dei Kanji è che il loro significato può mutare per adattarsi al contesto in cui vengono utilizzati. Ad esempio, significa albero, mentre 木造 significa legno.

I Kanji oggi sono impiegati non solo in Giappone, ma anche in Cina, in Corea e in Vietnam. Nel Paese del Sol Levante, il loro utilizzo si diffuse in particolare grazie all’opera delle donne, una soprattutto: la poetessa Murasaki Shikibu.

Römaji

Questo quarto sistema di scrittura è a sé stante: si tratta della trascrizione in alfabeto latino della lingua giapponese. Lo trovi a Tokyo e nelle altre isole nipponiche sui segnali stradali, nei dizionari, nei libri di testo e nei passaporti, oltre che in alcune insegne che volutamente imitano lo stile occidentale.

Negli ultimi anni si è assistito ad una diffusione sempre maggiore dei Römaji: è insegnato nelle scuole, perché consente di scrivere in giapponese anche su pc, smartphone, …

La poesia in Giappone

La poesia ha una storia lunga e ricca in Giappone, tanto quanto in Occidente. Alcune sue forme sono veramente particolari e risultano interessanti, al punto che vengono spiegate nel nostro Paese già durante gli ultimi anni della scuola primaria.

Tanka e Haiku sono due componimenti tipici, che si caratterizzano per l’alternanza di momenti (ku); la traduzione di ku con versi non è precisa, né corretta.

Tanka

Il Tanka è una forma di poesia breve, costituita da sole 31 sillabe, con uno schema di due ku successivi e articolati come segue:

  • Primo ku: 5 sillabe, 7 sillabe, 5 sillabe
  • Secondo ku: 7 sillabe, 7 sillabe.

Si tratta di una forma che è arrivata fino ad oggi, ma con origini molto antiche. Per secoli è stata praticamente l’unica forma di poesia in Giappone. Alcuni poeti occidentali o comunque non giapponesi si cimentano con il tanka, ma questa forma poetica si manifesta per lo più all’intero dei confini nazionali.

Haiku

L’Haiku è una forma di poesia ancora più breve della precedente; si suddivide in tre ku per un totale di sole 17 sillabe:

  • Primo ku: 5 sillabe
  • Secondo ku: 7 sillabe
  • Terzo ku: 5 sillabe.

La sua origine risale alla seconda metà del XVII secolo: in origine, vi era il renga, un componimento poetico a catena, che veniva realizzato in modalità collettiva, come forma di poesia conviviale. Nel corso dei decenni e dei secoli, il renga è stato modificato diverse volte, prendendo forma di composizione comica e satirica (haikai no renga).

Dall’isolamento del verso iniziale del renga (detto hokku), nasce l’haiku. Anche se in occidente, viene trascritto e suddiviso in tre versi, la tradizione lo vuole composto su di un’unica colonna.

La ratio dell’haiku si spinge al di là della semplice poesia: l’obiettivo è quello di fornire al lettore gli elementi essenziali per una meditazione, che porti alla comprensione del tutto. Nel pieno rispetto dello spirito zen sottostante al’haiku, l’io del poeta allo stesso tempo si identifica e si annulla nella meditazione, senza manifestarsi nei versi del componimento.

Ovviamente, non è indispensabile praticare lo zen e la meditazione per comporre un haiku. Non a caso, oltre al maestro assoluto di questo genere, Matsuo Bashō (1644-1694), considerato l’artefice della diffusione di questo genere, e Masoka Shiki, che coniò il termine haiku nella seconda metà dell’Ottocento, tra i compositori di haiku troviamo anche diversi occidentali: Jack Kerouac, Ezra Pound, T.S. Eliot, Jorges Luis Borges, Paul Cluadel, ma anche i nostri Edoardo Sanguineti e Andrea Zanzotto.

In Canada, poi, si tiene un festival di haiku, il Cherry Blossom di Vancouver.

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