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Emilio
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Se un recente concorso indetto da Mark Zuckerberg per individuare, su scala planetaria, i migliori ingegneri del software, ha visto, tra i 23 vincitori, ben 10 italiani, significa che il sistema Italia è in grado di far emergere le eccellenze sopite e di lanciarle, molto spesso, ad una carriera internazionale. Ma dove si formano i futuri informatici italiani? E quelli veneziani?
Ca’ Foscari propone una formazione completa in informatica, composta di un diploma di laurea triennale e di una laurea magistrale (3+2).
Il corso di laurea triennale è suddiviso in tre percorsi differenti:
A Ca’ Foscari, sono previste una formazione informatica di base, una caratterizzante e una integrativa.
Se la formazione di base consiste nello studio dell’Architettura degli elaboratori e di Programmazione e laboratorio, è con la formazione caratterizzante che le cose si fanno interessanti:
La formazione integrativa, infine, prevede lo studio di Analisi dei dati, Analisi predittiva e Probabilità e statistica.
Qui, alla formazione informatica di base del corso in Data Science, si aggiunge necessariamente una Formazione matematico fisica, durante la quale gli studenti impareranno i fondamenti di Algebra lineare, Calcolo e Matematica discreta.
Tra le caratterizzanti del corso, segnaliamo poi:
La formazione informatica di base e quella matematico fisica ricalcano quella del corso in ECS appena visto, mentre tra le discipline caratterizzanti, troviamo:
Infine, le discipline integrative sono:
I laureati alla triennale di Ca’ Foscari possono decidere di proseguire e ottenere la laurea magistrale in Computer Science, che a sua volta si ramifica in due percorsi, estremamente specifici e professionalizzanti.
Come spesso accade nell’ambito dei corsi magistrali, le lezioni si tengono in lingua inglese. Le attività caratterizzanti il percorso di studi sono, tra le altre:
Tra le attività integrative, troviamo:
Alcuni corsi si sovrappongono a quelli del percorso biennale precedente, mentre altri sono specifici di questo, come:
Quando le persone comuni pensano al lavoro di un informatico, l’immagine che gli si profila davanti, nella maggior parte dei casi, è quella di un ragazzo (o una ragazza) chiuso in una stanza semi buia, con un paio di computer davanti, tre o quattro display, un sacco di hard disk e altri aggeggi più o meno collegati tra loro e con i pc. Solitamente l’informatico non usa mai il mouse, ma digita ad una velocità incredibile sulla tastiera (sulla quale è possibile anche rinvenire le tracce degli snack degli ultimi giorni, dato che i pasti come li intendiamo noi non trovano spazio nel planning di un nerd) una serie di parole, di codici, di simboli, grazie ai quali riesce ad ottenere qualsiasi informazione dalla sua macchina.
Ecco, le cose non stanno sempre così, gli informatici vivono anche alla luce del sole e la loro vita è piuttosto varia.
Ad esempio, ritornando ai dieci vincitori del concorso indetto dal fondatore di Facebook, quasi tutti, dopo un primo periodo di formazione nel nostro Paese, si sono trasferiti all’estero (non solo Europa, ma anche Stati Uniti) per attività di ricerca o perché assunti da un’azienda straniera.
C’è chi, a Madrid, si occupa di sviluppare tecniche che rendano automatici i test dei software: l’obiettivo finale è di individuare rapidamente i bug di sistema, prima che il software venga rilasciato e quindi utilizzato dal singolo utente.
Ad Atlanta, in Georgia (USA), lavora un altro ragazzo italiano, che, dalla passione per i videogiochi, ha sviluppato una passione ancora più profonda: quella per la comprensione dei software che stanno dietro ai videogames. E grazie alle competenze che ha iniziato a sviluppare sin dall’età di 15 anni, oggi, si occupa di migliorare la qualità dei software, rendendoli più affidabili, prevenendo l’introduzione di difetti, identificando quelli già presenti e rimuovendoli.
A Zurigo, poi, c’è un altro italiano, che durante il dottorato si è occupato di tecniche per risolvere problemi che risultano complessi anche per i computer stessi, grazie all’elaborazione di algoritmi genetici da caricare sul cloud.
Al Gran Sasso Science Institute, infine, c’è chi applica l’informatica e la programmazione allo studio degli insetti e della loro capacità di risolvere problemi incommensurabili, soprattutto se paragonati alla ridotta capacità computazionale che li caratterizza.
E tu cosa vorresti fare dopo il tuo percorso di studi in informatica? Ti vuoi occupare di cloud, di programmazione o di individuare i bug dei software? O, semplicemente, vuoi insegnare informatica ai ragazzi di un liceo?
Pierluigi
Insegnante d'informatica
Mio figlio si trova bene con le lezioni di informatica.
Valentina, 3 mesi fa
Ernesto
Insegnante d'informatica
Professionale, e disponibile. Ha spiegato matematica a mio figlio e subito si sono visti i risultati. Consigliatissimo
Isabella, Più di 5 anni fa
Domenico
Insegnante d'informatica
Domenico è un insegnante preparato, paziente, estremamente disponibile e capace di mettere a proprio agio gli studenti. Non tralascia nessun dettaglio durante le sue lezioni, approfondendo sempre dove necessario o richiesto, il tutto con un...
Yuri, 10 mesi fa
Filippo
Insegnante d'informatica
La tranquillità nella spiegazione e la chiarezza dei contenuti trattati mi è servita per capire e ottenere un ottimo voto nella verifica di matematica!
Francesco, Un anno fa
Giuseppe
Insegnante d'informatica
Ottimo insegnante! Molto disponibile e sa spiegare anche i concetti più difficili in modo chiaro
Fatima, 2 anni fa
Alessandro
Insegnante d'informatica
Alessandro è molto disponibile, paziente e molto preparato
Filippo, 3 anni fa