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Portoghese a Venezia e “teoria degli eteronimi”

Una delle figure portoghesi di maggior interesse letterario ed umano è quella di Fernando Pessoa, non a caso preso in considerazione da chiunque oggi studi portoghese a Venezia come a Roma.

La sua vita ed i suoi testi postumi in lingua lusitana (in vita pubblicò più che altro in lingua inglese, col nome di Pessoa), attraggono giovani e meno giovani. Spesso sono la molla che fa scattare l’iscrizione presso una facoltà di lingue e letterature contemporanee e la scelta del portoghese a Venezia.

Il tema dell’eteronimia è il grande progetto letterario di Pessoa, che consiste nella creazione di opere e autori fittizi dotati di personalità e biografie. In realtà, come ammette lo stesso inventivo progettista, si tratta di un modo per vivere che escogita colui che non ha imparato a vivere.

Pessoa inizia piccolissimo ad “aumentare il mondo’’, con personalità fittizie che si porta dentro e tenta di far materializzare fuori. A queste personalità immaginarie attribuisce opere e stili diversi dai suoi. Anche le loro personalità e i modi di sentire sono diversi. Si tratta, secondo lo stesso scrittore, di una conseguenza dell’innata sua tendenza alla spersonalizzazione e alla simulazione emerse fin dall’infanzia (Pessoa utilizza, in merito, il termine “isteria”).

Con gli eteronimi, Pessoa reagisce ai cambiamenti di vita e della sua stessa personalità. Parallelamente, egli li adopera per fingere, sperimentare eventuali altri modi per conoscere ed agire nel mondo.

Tentativo di far fronte ad un immanente senso di inadeguatezza di fronte all’esistenza generalmente intesa? Ricerca di un animo unico che soggiaccia ai vari eteronimi? O fallimento vero e proprio nell’arte di esistere? Nefasta iniziativa, lascia intendere a volte Pessoa, affermando di essersi a tal punto esteriorizzato da non esistere praticamente più internamente

Vita o immaginazione? L’eteronimo le coniuga.

Vita di Fernando Pessoa

Se depois de eu morrer, quiserem escrever a minha biografia,
Não há nada mais simples.
Tem só duas datas - a da minha nascença e a da minha morte.
Entre uma e outra todos os dias são meus.»

(IT)

«Se dopo la mia morte volessero scrivere la mia biografia,
non c'è niente di più semplice.
Ci sono solo due date – quella della mia nascita e quella della mia morte.
Tutti i giorni fra l'una e l'altra sono miei.» 


Ecco come un sommo poeta liquida la curiosità giornalistica.

È il 1925, quando Fernando António Nogueira Pessoa, nato nel 1888 e morto nel 1935 a Lisbona, pubblica queste righe sul numero 5 di Atena.

Il poeta, fra i massimi esponenti culturali del XX secolo portoghese, muore a soli 47 anni, per problemi epatici, lasciando un’ultima frase in lingua inglese: "I know not what tomorrow will bring... ".

In effetti, la vita di Pessoa è stata ricca di eventi marcanti, fin dai tenerissimi anni. Come prevedere il domani…?

Figlio di un funzionario del Ministero, Fernando Antonio vive da piccolissimo coi genitori, una nonna malata di mente e due zie nubili, in una grande casa.

Ma il padre muore prematuramente, di tubercolosi, come anche il fratellino di appena un anno. Fernando e la madre, in serie difficoltà economiche, dopo aver venduto addirittura la mobilia, ripiegano in un’abitazione modesta. Inizierà qui il caratteristico gioco degli eteronimi che scandirà fasi–chiave della vita del poeta.

All’età di quindici anni, la madre si risposa, per procura, con il Console del Portogallo a Durban. E proprio una volta trasferitosi in Sudafrica, il giovanissimo Fernando mostrerà rapidamente le grandi doti linguistiche ed abilità letterarie.

La formazione scolastica di stampo britannico seguita in Africa metterà il ragazzo subito in contatto e sintonia con la letteratura di Shakespeare, John Milton, Lord Byron, John Keats, Percy Shelley, Alfred Tennyson ed Edgar Allan Poe (di cui tradurrà “Annabel Lee" e "Il Corvo").

Pessoa, in questa fase giovanile, potrà passare molto tempo a leggere, ricavandosi un’intimità serena ed autonoma, ora che la madre ha avuto altri figli e deve accudirli tutti (l’epoca è cambiata, rispetto al tempo in cui, figlio unico, scriveva “Alla mia amata mamma”, un’epigrafe infantile).

L’apprendimento dell’inglese (le scuole primarie nell'istituto dei frati irlandesi di West Street lo vedono eccellere, con la contrazione di cinque anni in tre) consente subito al futuro poeta di trovare lavoro come giornalista. Egli è bilingue e fa il corrispondente commerciale a Lisbona. Traduce diverse opere letterarie e scrive soprattutto in inglese.

In vita, Pessoa pubblicherà quasi esclusivamente in Inglese: Antinous and 35 Sonnets e English Poems I - II e III, scritti fra il 1918 e il 1921.

L’accesso alla Durban High School avviene nel 1899. Pessoa la frequenta per tre anni, con ottimi risultati. E nel 1901 è promosso a pieni voti presso la Cape School Hagh Examination. Scrive molte lettere a se stesso e scrive le prime poesie in inglese.

Intraprende, poi, un lungo viaggio con soggiorno in Portogallo, viaggiando anche alla Isla Terceira e alle Azzorre. Si tratta di un’occasione per rivedere parenti vivi e luoghi nativi dei cari estinti (Tavira, ad esempio, è la città di suo padre e, mentre la visita, Pessoa compone la poesia “Quando ela passa’’).

Una volta rientrato a Durban, Pessoa si iscriverà alla Commercial School, per la quale studierà di notte, dato che in giornata si dedica al solo ramo umanistico. Tenterà l’accesso all’università del Capo di Buona Speranza, con una prova d’esame che gli varrà un premio, ma non l’ammissione. Ecco perché tornerà alla Durban High School, frequentandovi il corrispettivo del primo anno di Università.

Approfondirà anche i classici latini, scriverà in prosa e in versi, in lingua inglese. È questa la terza fase di vita, cui corrisponde un terzo eteronimo. Concluderà gli studi sudafricani ottenendo il diploma “Intermediate Examination in Arts”.

Il ritorno nella patria natia

Pessoa torna definitivamente in Portogallo nel 1905, dapprima solo. Frequenta inizialmente l’Università di Lisbona, ma l’abbandona, conoscendo diverse personalità letterarie di spicco: Cesario Verde e Padre Antonio Vieira.

Vive con la nonna, che gli lascia un’eredità utile a poter continuare la sua attività letteraria. Pessoa, comunque, lavorerà per tutta la vita come ‘’corrispondente estero’’ ed avrà una vita pubblica del tutto inosservata. Anche i suoi interessi esoterici, per la massoneria, per la religione scollegata da qualunque Chiesa (e soprattutto da quella cattolica di Roma), saranno vissuti in forma assai privata e non daranno seguito a frequentazioni di sorta.

In Portogallo Pessoa aprirà la via ai primi modernismi letterari portoghesi.

Gli eteronimi più rilevanti

Pessoa assume una prima identità fittizia, che è quella di Chevalier de Pas, assai giovane. Cosi la racconta nella lettera ad un amico, negli anni seguenti:

«[…] Ricordo, così, quello che mi sembra sia stato il mio primo eteronimo o, meglio, il mio primo conoscente inesistente: un certo Chevalier de Pas di quando avevo sei anni, attraverso il quale scrivevo lettere a me stesso, e la cui figura, non del tutto vaga, ancora colpisce quella parte del mio affetto che confina con la nostalgia."

Ogni fase della vita di Pessoa ha dato luogo ad una nuova biografia per un eteronimo diverso. Ricordiamo, in particolare: Alvaro de Campos, Ricardo Reis e Alberto Caeiro. Per ognuno di loro è possibile consultare una vera e propria biografia.

Nell’ambito della teoria degli eteronimi, naturalmente, Pessoa dovrebbe ritenersi un ortonimo: ma siamo sicuri che qualcuno abbia davvero mai conosciuto un vero Pessoa? Siamo sicuri che Pessoa non eteronimo sia esistito da qualche parte?

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