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Emilio
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L’Arabo a Padova, oggi, consente di entrare in relazione con diverse generazioni di immigrati, molti dei quali ancora oscillanti tra un vero e proprio bilinguismo ed una fase limbica di graduale apprendimento dell’Italiano.
E se fossi tu a compiere il primo passo, cercando di calarti nella parte di un apprendista di lingue assai diverse dalla nostra?
La cosa più bella, prima di tuffarsi nel marasma delle regole, dei manuali e delle lezioni di arabo a Padova, online o in qualsiasi Università di lingue orientali vera e propria, è però consultare gli indici letterari degli altri Paesi.
Ad esempio, prima di addentrarti nella grammatica, nella fonetica o anche nell’alfabeto dell’arabo, cerca di impregnarti di desiderio e curiosità nei confronti di questa bellissima lingua.
Oggi ti consigliamo, appunto, di consultare – tradotta, è chiaro – la poesia araba.
Insomma, si tratta di farsi venire l’appetito, prima di mangiare: una bella passeggiata…letteraria tra i materiali arabofoni di maggior elevazione.
Quando si parla di “poesia araba” si fa riferimento ai versi scritti in lingua araba a partire dal VI secolo.
In Arabo, il termine adoperato per riferirsi alla poesia è collegato al concetto di ordine, in contrapposizione alla prosa, cui è associato l’aggettivo “sparpagliato”, proprio per dare idea del diverso rigore che distingue le due forme letterarie.
Shiʿr (شعر) e naẓm (نظم) sono, pertanto, i due termini con cui gli arabofoni indicano la poesia. Il primo si riferisce più genericamente alla poesia, mentre il secondo chiama in causa il concetto di ordine.
La prosa, diversamente, è indicata col riferimento al termine nathr (نثر), per l’appunto “sparpagliamento”.
La dicotomia prosa/poesia, insomma, è centrale nel dibattito letterario arabo.
Nel IX secolo Qudāma Ibn Jaʿfar, critico letterario, definì per la prima volta la poesia, in modo formale, nel suo testo intitolato Critica della poesia. Affermò:"la poesia è una parola in metrica, in rima, esprimente un significato".
La difficoltà di reperire un discrimen tra poesia e resto della scrittura è che in lingua araba anche i trattati di grammatica, per fare un solo esempio, possono essere scritti in versi! Un serio problema identificatorio che non ci aspetteremmo mai, nella nostra prospettiva di nativi italiani.
È evidente che affrontare questo genere di diatribe letterarie e critiche consente di addentrarsi in un misterioso mondo colto di Paesi ancora assai lontani dalle nostre conoscenze generali.
Diversi altri critici letterari proposero, poi, di considerare meglio le origini di un genere, per riuscire a capirne la classificabilità. E chiamarono in causa due nozioni elaborate a partire dall’VIII secolo dal filologo e letterato Jumaḥī, nella sua introduzione alle Ṭabaqāt:
Parlare di poesia senza parlare di metrica è come parlare dell’universo senza soffermarsi su atomi e molecole.
Sebbene i versi fossero adoperati ben prima dell’VIII secolo nella scrittura araba, solo da quell’epoca il grammatico al-Khalīl ibn Aḥmad lavorò sulle sillabe corte e lunghe e sulla frequenza e regolarità delle loro ripetizioni. Diede, allora, un’etichetta ad ogni tipo di metro.
Nella famosa Teoria dei cerchi (citata da innumerevoli studiosi successivi, sebbene andata perduta), questo studioso espose un vero e proprio sistema teorico inerente ai versi, individuandone ben 15 tipi differenti.
Il metro della poesia araba è di tipo quantitativo, dato che si fonda sull’opposizione di sillabe lunghe e sillabe corte. Queste, disposte secondo schemi specifici, danno vita ad un ritmo proprio per ciascun metro.
In definitiva, allora, i metri si differenziano, gli uni dagli altri, per due elementi–chiave:
Ogni metro, poi, possiede diverse varianti!
Sempre restando nell’ambito della poesia araba classica, dobbiamo considerare l’obbligatorietà della rima per tutti i tipi di versi.
Il metro più diffuso è denominato rajaz (si tratta di quello più presente nelle antiche qaside: componimenti tipici del mondo islamico, oltre che della poesia araba).
La tradizione vuole che ogni verso resti staccato dagli altri (“come le perle in una collana”).
Si intende, o meglio si sottintende, il senso di collegamento tra i versi, insomma. E non esiste nulla che svolga la funzione di enjembement.
Rispetto alla poesia come noi siamo abituati a conoscerla nella cultura occidentale e di italiani, un altro dettaglio va preso in considerazione per caratterizzare la Poesia araba.
La denominazione di “versi” data dagli studiosi di poesia araba corrisponde, in realtà, all’identificazione di emistichi (dunque di mezzi versi). Il numero di versi indicato da uno studioso di poesia araba per descrivere un componimento, insomma, va moltiplicato per due, se vogliamo davvero stimare l’ampiezza di un poema. Nella trascrizione delle poesie, questa precisazione è d’uopo, dato che si riportano, uno sotto l’atro, i mezzi versi e non i versi interi. Ciò è rilevantissimo, dato che si potrebbe percepire la presenza di rime alternate laddove rime alternate non vi sono e si è, invece, in presenza di una trascrizione sui generis (se prendiamo come riferimento la nostra cultura)!
Attorno agli anni Cinquanta, la poesia araba adotta i versi liberi.
Possiamo, naturalmente, associare questa distanza presa dagli stilemi classici con un’esigenza di rinnovamento globale delle produzioni letterarie arabofone.
Vediamo, insieme, dei suggerimenti di lettura per scoprire il fantastico mondo della poesia araba.
Le persone più razionali afferreranno un manuale, prima di tuffarsi nella vera e propria lettura di poesie e prosa arabe.
Per esempio, si può fare riferimento a Storia della letteratura araba di F. Gabrieli. Si potrà poi proseguire con gli Appunti di metrica araba, di P. Minganti. Ed allora, a passi felpati, iniziare a sfogliare un’antologia, come La poésie arabe di R. Khawam o Poesie dell'Islam, di G. Scarcia.
Se sei un passionale, se la poesia deve toccarti la pancia, invece, ti consigliamo di acquistare direttamente un testo di poesie arabe come 50 poesie arabe del XX secolo, uscito nel 2019, in edizione bilingue. Quale miglior modo per toccare con mano i versi arabofoni?
Gli autori dei versi riportati in questa raccolta, con testo a fronte, sono tutti del diciannovesimo e del ventesimo secolo. Sono assai noti, grazie alla frequente messa in musica da parte di cantanti arabi contemporanei.
I temi oggetto delle poesie selezionate per comporre questo volume sono vari e tutti attuali: amore, politica, società, problemi specifici come il nazionalismo, ma anche tematiche spirituali come la meditazione, il lato umano degli individui…
Cerca, allora, questo testo direttamente online o recati in libreria per prenotarne una copia. Ti tufferai da solo nei versi arabi, senza troppe introduzioni di carattere morfologico e sintattico. Scoprirai se le lettere arabe già ti parlano e, in caso affermativo, potrai certamente procedere nel tuo cammino verso l’apprendimento del fantastico linguaggio arabo a Padova o a Napoli (ad esempio presso l’Università Orientale).
Kamal
Insegnante d'arabo
La mia esperienza con il professore di arabo è stata estremamente positiva. Ho avuto modo di apprezzare la sua competenza professionale, la chiarezza espositiva e la grande disponibilità nell’affrontare ogni argomento. Il suo metodo di...
Cla, 3 settimane fa
Joseph
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Johannes, Un mese fa
Mahmoud
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Simona, 4 anni fa
Mahmoud
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Stefania, Più di 5 anni fa
Mahmoud
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Elisa, Più di 5 anni fa
Afraa
Insegnante d'arabo
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Giorgio, 2 mesi fa