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Lelio Luttazzi, dal piano a Trieste ai brani per cantanti

Lelio Luttazzi, una figura poliedrica triestina dalle mille sfumature, sorprende sempre chiunque si addentri nella sua biografia, oltre che nella sua carriera di artista: pianista, attore, cantante, direttore d’orchestra, speaker radiofonico, conduttore televisivo, scrittore e regista!

Orfano di padre fin dai tre anni di età, e triestino di nascita, Lelio Luttazzi è un bambino <<triste e pessimista>> (secondo la sua stessa definizione), che vive la sua vita di scolaro italiano, in una classe di sloveni, insieme alla madre maestra che vi insegna, nel comune di Prosecco.

Proprio in questo paesino, grazie al parroco a lui molto dedito, intraprende lo studio della musica, seguendo lezioni di piano per diversi mesi.

Una volta terminate le scuole medie, Luttazzi si iscrive al Liceo Petrarca di Trieste ed inizia ad affacciarsi sulla vita di giovane adulto, grazie ad incontri dai risvolti ideologici interessantissimi. Diventa, infatti, amico del figlio di Italo Svevo, ad esempio. E questo sancisce l’inizio di un dissidio assai rilevante con la madre, che è invece una fascista convinta.

Durante la Guerra, sempre chiaramente antifascista, Luttazzi frequenta la Facoltà d Giurisprudenza a Trieste, sostenendo però soltanto due esami, data l’improvvisa assunzione come pianista a radio Trieste e la fervida attività come compositore di brani e canzoni.

I guadagni non tardano certamente ad arrivare e la prima canzone frutta a Luttazzi ben 350.000 lire in diritti Siae! È chiaro che, ormai, la sua strada non sarà quella del laureato in legge.

La carriera

La scelta è facile, a questo punto! Luttazzi si trasferisce a Milano, dove lavora per la casa discografica CDG, fondata dall’altro triestino Teddy Reno, che lo nomina addirittura, da subito, direttore artistico.

Nel ’50, a Torino, diviene direttore d’orchestra RAI, dando vita alla prima orchestra d’archi ritmica della televisione italiana. Nel 1954, sempre per conto della RAI, Lelio Luttazzi si sposta poi a Roma, dove dirigerà una delle orchestre di musica leggera dell’emittente e parteciperà a diversi spettacoli di varietà. Le sue doti, come pianista e come uomo brillante dalle battute estemporanee, riecheggiano in tutta Italia grazie ai mezzi di comunicazione di massa.

Sono sempre di questo primo periodo le canzoni scritte in ambito jazzistico e swing, intrepretate e cantate al piano personalmente, ma anche da altri celebri cantanti italiani. Ricordiamo, fra le altre:

-           Chiedimi tutto

-           Legata a uno scoglio

-           Rabarbaro bles

-           Senza cerini

-           Timido twist

Tra i brani ceduti ad altri cantanti e musici, ricordiamo, poi:

  • Una zebra a pois (per Mina)
  • Vecchia America (per il Quartetto Cetra)
  • Eccezionalmente sì (per Jula de Palma)
  • You’ll say tomorrow (per Sophia Loren)
  • Souvenir d’Italie
  • El can de Trieste (cantata personalmente in dialetto triestino)

Il successo televisivo

L’apice del successo è raggiunto da Luttazzi nel giugno del 1970, dopo innumerevoli trasmissioni televisive insieme a Raffaella Carrà, Mina, Sylvie Vartan e dopo la partecipazione, come autore, al Festival di Sanremo, nel 1964 (il brano si intitola Piccolo piccolo ed è interpretato da Peter Kraus ed Emilio Pericoli).

Diversi ruoli, nel frattempo, sono già all’attivo di Luttazzi, sempre con grande approvazione del pubblico che lo accetta come attore: ne L’avventura di Antonioni ne L’ombrellone di Risi. E non si arresta la sua prolificità come compositore di colonne sonore, tipo quelle per le pellicole: Toto’, Peppino e la Malafemmina, Toto’ lascia o raddoppia e Venezia, la luna e tu.

La discesa

La parabola del successo sembra rischiare di arrestarsi improvvisamente, per via di un errore giudiziario connesso al presunto coinvolgimento del pianista Luttazzi in traffici di droga. In particolare, egli viene malauguratamente arrestato insieme all’attore Walter Chiari, all’epoca effettivamente dipendente dalla cocaina. Il tutto, a seguito di una telefonata intercorsa tra Luttazzi e la governante di Chiari, interpretata dalla polizia intercettatrice, come un chiaro segno di complicità tra i due uomini di spettacolo.

Nei pochi mesi trascorsi in carcere, diversi spazi un tempo riservati a Luttazzi -soprattutto in ambito di conduzione televisiva, radiofonica e di varietà – saranno occupati in modo via via più consistente da altri artisti, fra cui Renzo Arbore ed Arnoldo Foà.

Ed è probabilmente in virtu’ di questi accadimenti e di questo nuovo andamento professionale, che Lelio Luttazzi si volge al lavoro letterario e a quello di regista cinematografico. Operazione Montecristo è il suo unico film come regista (trasmesso in televisione solo dopo la morte dell’autore); L’illazione (1972) è un altro romanzo, non autobiografico, invece, che ispirerà Detenuto in attesa di giudizio di Albero Sordi.

Negli anni Ottante e Novanta, l’artista poliedrico di Trieste lavorerà ancora, saltuariamente, in trasmissioni televisive di vario tipo, nonché in radio. Si farà notare per prese di posizione specifiche relative a temi scottanti: il trattamento dei detenuti, le iniziative dei radicali di Pannella, etc.

È questo il decennio dei riconoscimenti ufficiali, tuttavia. Finalmente Lelio Luttazzi riceve – in chiave quasi riparatrice o consolatoria - importanti riconoscimenti come il San Giusto d’Oro e Una vita per il Jazz.

Gli anni duemila

Nel corso degli anni Duemila, Luttazzi sarà riconosciuto onestamente come un personaggio rilevantissimo nella cultura musicale e televisiva italiana. Ecco perché riceverà ulteriori premi e riconoscimenti. Parteciperà anche a Sanremo, accompagnando Arisa, come pianista da affiancare ad una nuova proposta. E Pupi Avati girerà un ottimo documentario su di lui. Ospite d’onore in varie trasmissioni: Viva Rai 2, Costanzo Show, Che tempo che fa, il pianista triestino potrà in parte riscattarsi, pur portando dentro di sé i segni di un’esperienza devastante.

In questo periodo tornerà definitivamente nella sua Trieste, continuando a suonare il piano e andando a vivere, con la seconda moglie sposata negli anni Settanta, in un appartamento di Palazzo Pitteri.

Luttazzi muore nel 2010, a seguito di una neuropatia periferica aggravatasi nell’arco di tre mesi. Le sue ceneri vengono disperse nell’acqua di Trieste, dalla sua barca di nome Oblomov.

Una figura triestina di pianista encomiabile

Non solo Luttazzi è un esempio per quanti, iniziando a studiare il piano a Trieste, si trovino poi a voler esplorare il mondo geografico circostante e gli altri modi artistici.

Si tratta anche di un esempio di energia, coraggio e fedeltà a dei principi.

L’esperienza carceraria ingiustificata lo rende portavoce degli afflitti in attesa di giudizio delle carceri italiane, ad esempio. La brutta esperienza legata alla falsa accusa di spaccio lo rende sensibile a tematiche quali “il funzionamento della giustizia”, “la vita nelle carceri”, “la riabilitazione dopo un processo assolutivo”. Egli è tra i pochi che difendono a spada tratta Enzo Tortora, vittima di medesimi danni d’immagine e carriera ingiustificati.

Luttazzi varca le porte del Teatro, parla in radio, con naturalezza, semplicità e sempre con la musicalità e l’ampiezza di vedute di un grande pianista e di un direttore d’orchestra. I primi insegnamenti ricevuti da bambino risultano davvero un grossissimo elemento costitutivo della preparazione a tutto tondo, che gli consentirà di avere sempre un mestiere, nonché di vivere una vita di successo.

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Sapevi che, quando impari a suonare il piano, incrementi capacità che ti aiutano ad avere un metodo che puoi applicare ad altri ambiti, negli studi o nel lavoro? Infatti, diversi studi hanno dimostrato che esiste una connessione diretta tra la pratica musicale e la vita quotidiana, e che lo studio del piano può produrre molti aspetti positivi, come ad esempio un miglioramento della concentrazione.

Suonando il piano, devi prestare attenzione a tanti aspetti diversi, come il ritmo, il tono, il tempo, il valore delle note, ecc. Quando ti eserciti, stai facendo un esercizio di concentrazione mentre suoni le canzoni che ti piacciono. Questo ha un effetto molto importante sul tuo cervello e il suo sviluppo.

 

Come esercitarsi con regolarità?
Imparare un nuovo pezzo richiede pazienza e molto lavoro. Prima che tu possa suonare un pezzo a memoria e con fluidità, devi praticare per diversi giorni. L'idea di poter un giorno suonare il pezzo che stai praticando rafforza la tua motivazione. Ciò insegna a essere tranquillo e aumenta la tua perseveranza. Questa capacità è particolarmente utile quando ci si trova davanti a compiti complicati a scuola o al lavoro.

 

Imparare a suonare il piano è una vera prova. La pratica regolaree lo studio frequente non solo aumentano la tua perseveranza, ma ti consentiranno anche di avere una maggior disciplina. Per saper suonare il pianoforte, non ci sono magie... Bisogna praticare molto. Con il tempo, ti abituerai a una pratica regolare e non ti sembrerà così difficile rispettare i tempi di pratica.

 

Come migliorare la tua intelligenza emotiva?
Suonare il pianoforte aumenta le tue capacità auditive. Si tratta di qualità molto importanti quando si interagisce con altri/e. Comunichi i tuoi sentimenti non solamente attraverso il tuo linguaggio corporeo, ma anche attraverso la melodia della tua voce e la sua intonazione. Qualcuno che sa suonare uno strumento sa anche ascoltare.

✍🏻 Su Superprof, qual è il voto medio ricevuto dai/dalle nostri/e insegnanti di pianoforte a Trieste?

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