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La nostra selezione di insegnanti privati e private di solfeggio a Roma

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Il voto medio dato ai e alle nostre insegnanti di solfeggio a Roma è di 5,0 con più di 208 commenti.

23 €/ora

Le migliori tariffe: il 99% dei e delle nostre insegnanti offre la prima ora di lezione. In media, le lezioni di solfeggio a Roma costano 23€.

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Veloci come saette, le nostre e i nostri insegnanti ti rispondono in 5h.

Imparare Solfeggio a Roma non è mai
stato così facile.

2. Organizza le tue lezioni private di solfeggio a Roma

Parla con l'insegnante di solfeggio per condividere le tue necessità e disponibilità. Programma le lezioni di solfeggio e pagale in tutta sicurezza attraverso la chat Superprof. Imparare il solfeggio a Roma non è mai stato così facile!

3. Vivi nuove esperienze

Il "Pass Alunno" ti consente l'accesso illimitato a tutti gli e tutte le insegnanti, tutor, docenti, prof, alle masterclass di Solfeggio a Roma, o in altre città, oppure online, per 1 mese. Un mese intero per scoprire nuove passioni.

Le domande più frequenti:

🎼 Per quale motivo prendere un corso di solfeggio a Roma?

Sogni di esibirti su un palco suonando brani originali con la tua band? O preferiresti essere ammesso in conservatorio e utilizzare la musica per dar forma alle tue emozioni? Qualsiasi sia il tuo obiettivo, i corsi di solfeggio fanno al caso tuo!

 

Non c'è da stupirsi se il solfeggio sia visto dai professionisti come una parte essenziale della formazione musicale. Per prima cosa, ti permetterà di imparare a leggere le note  su spartiti e tablature

 

Secondariamente, il solfeggio permette di accedere a una migliore conoscenza del ritmo. Molti musicisti principianti tendono infatti a sottovalutare l'importanza della componente ritmica mentre suonano.

 

Insomma, che tu voglia fondare una rock band o essere ammesso ai corsi del conservatorio della tua città, i corsi di solfeggio ti daranno quella spinta in più che ti permetterà di distinguerti dagli altri musicisti. Con un po' di regolarità, in poche settimane sarai capace di eseguire i ritmi più semplici e di leggere le note e le pause sul pentagramma senza difficoltà. Che tu voglia suonare il pianoforte, la batteria, il violino, la chitarra o qualsiasi altro strumento, il solfeggio è una materia che ti permetterà di di ambire a un livello avanzato!

 

Entrare in contatto con i/le nostri/e maestri/e superprof è facilissimo!

⏰ Ci sono maestri/e disponibili per impartire lezioni private di solfeggio a Roma?

L'offerta di insegnanti di solfeggio a Roma è importante. Si contano più di 554 professori/esse disponibili per impartire lezioni di solfeggio.

 

Si desideri trovare un prof che corrisponde alle tue esigenze, non esitare a confrontare gli annunci dei/delle docenti di solfeggio di Roma ed entra in contatto con quello/a che più attira la tua attenzione.

 

Prima di fare la tua scelta puoi guardare le informazioni del suo annuncio, le opinioni dei/delle ex allievi/e e trovare i dettagli sulle tariffe.

 

Vedrai che trovare un/ua maestro/a privato/a di solfeggio è semplicissimo!

💻 Si può imparare le basi del solfeggio a distanza con un/un'insegnante trovato/a su Superprof?

Certamente! La maggior parte dei/delle nostri/e insegnanti oltre a dispensare lezioni presenziali, propongono corsi via internet.

 

Le lezioni online sono più economiche rispetto a quelle faccia a faccia perché non ci sono supplementi di spostamento e sono più flessibili con l'orario perché si risparmia il tempo del tragitto.

I corsi di solfeggio via webcam sono un'eccellente opportunità per continuare a imparare senza uscire di casa.

💸 Quanto si paga per seguire una lezione privata di solfeggio a Roma?

A Roma, la tariffa media di una lezione privata di solfeggio è di 23 e può variare per tre motivi.

  • L'esperienza e la formazione del/della professore/essa.
  • Il luogo delle lezioni: si svolgeranno a domicilio dell'alunno/a, a casa dell'insegnante, a distanza o altrove?
  • Il ritmo e il formato dei corsi.

 

La maggior parte dei/delle nostri/e maestri/e di solfeggio offre la prima ora di lezione.

 

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✒️Su Superprof, qual è stato il voto medio ricevuto dai/dalle nostri/e insegnanti di solfeggio a Roma?

In totale, i/le nostri/e prof hanno ricevuto 208 valutazioni da parte degli/delle alunni/e. Il voto medio ricevuto dai/dalle insegnanti di solfeggio a Romaè di 5,0 su 5.

 

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I nostri consigli per imparare a leggere la musica con lezioni di solfeggio

Il solfeggio con il corpo: un possibile approccio didattico alla musica a Roma

Insegnare solfeggio è facile per un maestro di musica diplomato presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma.

Ogni musicista diplomato in un qualsiasi strumento conosce i trucchi del solfeggio: ha studiato egli stesso teoria, solfeggio, armonia, storia della musica … Oggi, anche didattica della musica … Ma tornare alla mente di quando si era piccini non sempre è facile, quando da anni ci si è addentrati nell’austero universo delle lezioni frontali di musica.

Ebbene, il problema del solfeggio sta nel fatto che esso è tanto inutile, quanto apparentemente ostico. Il solfeggio gode di pregiudizi enormi nell’immaginario collettivo. E parliamo anche di veri e propri musicisti, che pure ne hanno scoperto l’importanza, presto o tardi.

Come un po’ in tutto l’apprendimento italiano, anche per quanto riguarda i corsi di solfeggio –  al Conservatorio come a scuola – il grosso nodo da sciogliere è quelle del collegamento tra teoria e pratica.

I rapporti tra il solfeggio e la pratica musicale

Tutti gli adulti di oggi che hanno studiato musica ricordano ancora di quando, durante le ore di solfeggio, non vedevano l’ora che l’insegnante desse il saluto finale, per correre ai loro amati strumenti.

Coloro che erano seguiti da un maestro unico, tramite corsi di pianoforte e solfeggio, per esempio, o di chitarra e solfeggio, erano ugualmente “vittime” di lezioni separate: ora il solfeggio, ora lo strumento.

E ognuno non vedeva l’ora di poter toccare il proprio piano, il flauto, per sfogarsi, dopo tutto quel tempo “sprecato” e ripetere cantilenando i numi delle note!!!

Ed ecco il grossissimo errore, che per secoli e decenni ha reso la parte propedeutica alla scoperta dello strumento un inferno vero e proprio.

Perché mai separare teoria e prassi?

Oggi non cadremmo più in un varco del genere. Oggi, non solo gli adepti dell’approccio olistico e della psicologia cognitiva, ma anche i semplici genitori attenti, sanno che il gioco, il divertimento e la passione non possono essere assenti dall’apprendimento.

Soprattutto, sappiamo tutti che il senso percepito di un’attività è fondamentale perché il bambino la svolga correttamente.

Infine, sappiamo che il cervello non scinde tra corpo e mente, né, tanto mento, tra concetti astratti ed esperienza tattile ed uditiva.

Insomma, la musica, che è indubbiamente un tutt’uno all’ascolto, deve restare tale anche nello studio. Non è più ammessa la parcellizzazione del sapere e della scoperta musicale.  

Il solfeggio sensato

I bambini hanno bisogno di essere curiosi, per potere apprendere con felicità, ossia con successo.

Innanzitutto, è opportuno stimolare curiosità e domande:

  • da dove viene la musica?
  • chi sono i protagonisti? E cosa fa ognuno di loro?
  • esiste una gerarchia?
  • i suoni hanno tutti lo stesso tempo a disposizione?
  • e cosa succede con le pause?

Iniziare ad appassionare i piccoli alla grafica musicale raccontando qualche bella fiaba, col supporto di ritagli di note adesive, ad esempio, o facendo colorare le sequenze è già un ottimo intento narrativo ai fini didattici.

Verranno, in seguito, i racconti volti a presentare il pentagramma, le chiavi, le funzioni di tutto ciò.

In parallelo, tuttavia, sarà sempre opportuna la vera e propria pratica musicale: fare battere il tempo con le mani ed i piedi, far ondeggiare a suon di musica, iniziare a far canticchiare delle melodie di facile composizione, con tanto di pronuncia delle relative note…

I piccoli si divertiranno molto, daranno sfogo alle loro energie, all’entusiasmo, saranno massimamente disponibili alla memorizzazione e all’acquisizione di suoni e significati.

Qualcuno potrà chiedere al maestro: “è questo il solfeggio”? Lo stupore sarà enorme, infatti, nel vedere che solfeggiare significa leggere e cantare la musica. Null’altro.

Questa lettura è rispettosa del volere di chi l’ha scritta: la si canta più o meno velocemente in certi punti e non in altri. Si intonano le note ad una determinata altezza, a seconda dei taglietti aggiunti alla nota…

Il bambino deve da subito percepire lo strettissimo legame tra “fare musica” e “saper solfeggiare”. Solfeggiare è già fare musica. Infatti, i maestri più à la page partono oggi facendo subito cantare.

È finita l’epoca della tripartizione: solfeggio parlato, solfeggio cantato, trasporto.

Oggi, il maestro di solfeggio, oltre a non erigere muri tra gli esercizi di solfeggio e l’accesso allo strumento, parte soprattutto dal corpo del bambino. Le corde vocali ne fanno parte. Intonare una nota per cantare una piccola sequenza significa adoperare il corpo, stimolare la capacità di intonazione, acquisire il giusto modo di far vibrare corde vocali e membrana del timpano. 

Suonare col proprio corpo è il primo passo, per far musica. Il secondo, poi, sarà quello di far musica con uno strumento musicale vero e proprio.

Il riferimento alle danze tribali, in cui ci si percuote il corpo, oltre a suonare i tamburi, è un ottimo esempio, per parlare dell’appropriazione di suoni, rumori e ritmi da parte dei bambini.

La danza tribale ha il carattere dell’intuitività, dell’immediatezza nella sintonizzazione con l’ambiente sonoro. Il gruppo, che produce a sua volta una vibrazione di fondo, fa da cassa armonica, ma anche da riferimento di chiave e tempo.

L’approccio al solfeggio formale

Il solfeggio formalmente inteso, ossia quello scritto su libri e praticato con tanto di leggio, muovendo a tempo il palmo della mano o il pugno chiuso, adoperando anche tavolo e petto per il battere, è a questo punto proponibile.

L’insegnante di solfeggio che tiene un corso per bambini molto piccoli privilegerà l’uso di lavagne con grandi pentagrammi, su cui tracciare grosse note e chiavi. Più avanti si farà ricorso ad esercizi e solfeggi stampati: ai libri, insomma.

Se i bambini hanno ormai l’abitudine di cantare le note, è utile dedicarsi molto al solfeggio cantato, senza troppo dar peso alla separazione tra esercizi di solfeggio parlato e pratica del solfeggio cantato.

Chi sa cantare a tempo, infatti, saprà anche parlare a tempo.

Il dettato musicale, ugualmente, potrà già essere stato proposto ai piccoli, senza che se ne siano resi conto. Se prima i piccoli tentavano di indovinare le note suggerite dal maestro, ora formalizzano meglio il tutto, anche in chiave pratica, aiutandosi in piccoli gruppi o facendo a gara per alzare la mano.

I primi dettati dovranno essere davvero semplici. I piccoli, intanto, avranno già appreso a “spostare” una melodia ad altezza a loro congeniale ... ed ora, formalmente, si potrà parlar loro di trasporto: toni e semitoni sopra e sotto!

In pratica, i giovanissimi studenti di teoria e solfeggio danno solo adesso dei nomi ufficiali a tattiche e giochetti già praticati nelle primissime lezioni del corso.

Così facendo, si ritrovano a preparare quelle che sono le prove da sostenere presso ogni Conservatorio!

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