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Emilio
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| ✅ Tariffa media: | 21€/ora |
| ✅ Tempo di risposta: | 0h |
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| ✅ Formato del corso: | In presenza o via Webcam |
Una delle prime domande da porre a colui che si approccia alla fotografia per la prima volta é: « perché »?
Se vivi a Trieste, la visiti o ti sei trasferito in questa splendida città per studio, lavoro o amore, fissare su foto le bellezze cittadine o marittime potrebbe già essere una risposta. Trieste possiede luoghi mozzafiato: il Castello di Miramare, la Piazza dell’Unità d’Italia, la Cattedrale di San Giusto Martire (o Basilica Maggiore), la veduta di Ponte Rosso, il Faro della Vittoria…Ed ognuna di queste bellezze potrebbe essere al centro dei tuoi primi esercizi fotografici.
Parliamo di esercizi perché, a differenza di tutti i selfie che hai scattato finora, questa volta inizierai a puntare alla qualità. La qualità di una foto si ottiene con un’armonia arduamente costruita sui piloni della messa a fuoco, del bilanciamento del bianco, dell’apertura diaframmatica.
L’esercizio fotografico ti porterà presto a guardare tutto con gli occhi di un fotografo. E questa tua tendenza analitica e critica farà parte del tuo normale modus vivendi, mano a mano che avrai scoperto i trucchi di base per la fotografia.
Prima di cercare consigli per la fotografia di base, è opportuno apprezzare una distinzione chiave tra i tipi di fotografia ad oggi conosciuti e praticati. Nonostante il dilagare degli smartphone, infatti, molti fotografi amano ancora servirsi di pellicole e praticano la fotografia analogica, magari accanto a quella digitale, perché no…
Come ignorare la storia di una disciplina, volendo comunque praticarla per essere all’avanguardia? Una carrellata sui tipi di foto e di apparecchio fotografico è sempre illuminante, come pure il dibattito sempre attuale tra analogico e digitale. Dopotutto, siamo pur sempre nani sulle spalle dei giganti, anche quando scattiamo una fotografia a Trieste o a Roma per distrarci un po’.
Partiamo dalla fotografia analogica e da cio’ che si vede osservando un “negativo”, ossia una parte di pellicola (termine ormai quasi sconosciuto a coloro che hanno solo e sempre usato lo smartphone per fotografare).
Nella fotografia detta analogica, come indica il termine, viene mantenuta una analogia di base tra la foto realizzata ed il soggetto originario. Ed infatti, lo scatto avviene tramite un obiettivo che fa convergere luce sul piano focale, ove si trova la pellicola sensibile (o negativo).
La luce “impressiona” il negativo, sui cui allora sono memorizzate le informazioni relative all’immagine latente, tramite inversione, rispetto al soggetto inquadrato, di tutti i valori tonali.
Cio’ che vediamo in controluce su un negativo, “somiglia” a (ossia è “in analogia” con) quello che si trova nella realtà.
La cose cambiano se consideriamo il sistema digitale. Qui tutta la scienza e la tecnica degli anni più recenti ci mettono davanti ad una realtà quasi sensazionale. Il sistema digitale, di fatto, scompone l’immagine in un segnale. Ed infatti digitalizzare non vuol dire altro che trasformare il dato numerico.
In termini focali, non abbiamo più una pellicola, bensi’ un chip in grado di campionare e convertire in segnali elettrici la luce (detto CCD). Questi segnali elettrici vengono convertiti in segnali numerici e trasmessi al computerino interno alla macchina, il quale li archivia su memory card.
Diciamo che in questo genere di fotografia, l’immagine inizia ad esistere solo dal momento in cui il segnale vien convertito in una immagine tramite un dispositivo che legga il codice con cui l’immagine è stata digitalizzata.
La tradizione è il primo concetto citato dai sostenitori della fotografia analogica. In realtà, molti altri vantaggi sono garantiti, anche sul piano formativo, dalla pratica della fotografia analogica.
Innanzitutto, è indispensabile valutare, prima di scattare. E’ questo è davvero l’opposto di quanto accade con l’abbondanza di scatti compulsivi del nostro tempo smartphonizzato.
In secondo luogo, è evidente che la fotografia analogica consente di potenziare capacità tecniche e sensibilità.
Fotografando con la pellicola ci si puo’ poi dilettare a stampare da soli le foto, il che è davvero un completamento della procedura artistica dell’artista fotografo. Le emozioni di chi stampa da solo a partire da un negativo non possono essere provate in altro modo.
Infine, non dimentichiamo che il risultato della fotografia analogica è davvero diverso da quello della foto digitale. I contorni dei soggetti ritratti e le tonalità della foto analogica sono “temperati”. In gergo, si dice che “il veduto resta assai morbido”.
Le critiche non mancano, tra un filone e l’altro. Di solito, pero’, cio’ che viene additato come problematico di un tipo di foto corrisponde anche a cio’ che i cultori di quel sistema fotografico adorano!
La fotografia analogica viene oggi additata da alcuni come all’origine di sprechi non indifferenti. Di tempo e di materiale. Uno scatto sbagliato, in questo tipo di foto, corrisponde ad una foto persa, ad una stampa da buttar via. Le pellicole ed i liquidi per stampare, poi, sono oggi via via meno disponibili sul mercato e sempre più costosi. Inquinano anche, naturalmente…Per non contare il tempo della messa in posa da parte del soggetto, del tempo impiegato per sviluppare il negativo, chein caso di foto errata risultano inutilmente investiti.
Analizziamo la messa a fuoco. Da un lato si tratta della parte più emozionante per colui che ha il culto della foto analogica, dall’altro si tratta di un vero e proprio ostacolo, per coloro che sono nati a partire dalla generazione 2.0. e non amano concentrarsi troppo.
Parimenti, se la foto analogica esalta le abilità sensoriali di chi la scatta con amore, proprio questo ricorso a doti soggettive e’ additato dai giovanissimi come la causa del “fallimento” di diversi scatti. I nativi digitali non capiscono proprio come si possa preferire un occhio fallace di uomo, ad un computer iper-performante, insomma!
Questione culturale? Generazionale? In realtà anche molti fotografi attempati virano oggi per la perfezione presunta di un computer. Analizziamo allora meglio le specificità della foto diitale.
Con la fotografia digitale possiamo scattare illimitatamente, senza costi, in poco tempo, senza far sostare artificialmente un soggetto vivente, che rischierebbe di assumere, ad unc erto momento, pose davvero artificiose.
Possiamo controllare immediatamente l’anteprima, sapendo se ci servono scatti ulteriori. Naturalmente, il ritocco e la correzione sono consustanziali a questo genere di foto, che poi puo essere trasmessa immediatamente, senza concorrenza sui tempi. Pensiamo al grande vantaggio nel caso del lavoro di fotoreporter o poliziotto.
Altre caratteristiche della fotografia digitale sono considerate da certe persone difetti, da altre vantaggi veri e propri.
Per definizione, una foto digitale prende vita solo al momento della stampa. Ma probabilmente questa affermazione è già indice dell’appartenenza al filone analogico…
Fatte di pixel, le immagini digitali possono perdere di qualità durante l’ingrandimento. E questo, certamente, non avvien con la stampa delle analogiche.
Un altro aspetto criticabile della foto digitale è di carattere educativo-formativo. Ci si perde spesso intorno alle possibilità digitali garantite da un apparecchio, allontanando la concentrazione dal soggetto della foto. Infatti, si pensa a cosa fare con la macchina e quasi mai a cosa far fare al soggetto, a come posizionarlo, a come renderlo lucente intrinsecamente (ad esempio facendolo sorridere, governando la sua espressione, e cosi via…).
Per coloro che non si prendono la briga di studiare come funzioni l’apparecchio digitale, poi srà al stessa macchina a decidere tutto.
Infine, dobbiamo dire le cose come stanno: Le foto ultra-definite, “perfette” nei contorni, tipiche dello scatto digitale, hanno qualcosa di artificiale e non piacciono necessariamente a tutti. Ed anche quando piacciono, ci si chiede sempre: “sarà tutto vero”?
Giovanni
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John, Un mese fa
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Giuliana, 2 mesi fa
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Alberto, 3 mesi fa
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Guido, 4 mesi fa