Sei stanco di cucinare sempre le stesse ricette? Vorresti variare ogni tanto la tua dieta con dei piatti che non siano troppo complessi, né troppo lunghi da preparare, ma che, allo stesso tempo, siano saporiti, particolari e possano attirare l’attenzione dei tuoi ospiti?

Certo, anche se ti arrangi benissimo in cucina, non puoi proporre sempre pasta all’amatriciana, filetto al pepe verde, cotolette di pollo, … E nemmeno puoi andare sempre a prendere il kebab o il sushi sotto casa…!

Per venirti in contro, noi di Superprof, oggi, ti sveliamo le ricette per realizzare dei piatti conosciuti in tutta Italia (a volte anche all’estero), ma diverse dal solito. Dopo aver letto questo articolo, potrai metterti ai fornelli e farti onore, di fronte alla tua famiglia e ai tuoi amici, invitati a cena.

Cosa aspetti, allora? Indossa il grembiule e preparati ad impastare: pizza, arancini, risotto e lasagne al forno.

La pizza: storia e ricetta di una tradizione tutta italiana

Chi non conosce la pizza? Tutti l’hanno assaggiata almeno una volta nell’ultima settimana, moltissimi anche ieri sera.

Il fatto è che si ha sempre meno la tendenza a volerla preparare in casa: bisogna far lievitare la pasta, scaldare il forno, scegliere gli ingredienti, … Insomma, molto spesso, è molto più rapido fare una telefonata alla pizzeria del paese per farsela portare a casa, che rimboccarsi le maniche e farsela da soli.

La pizza è buona fatta in casa, mangiata in pizzeria o per strada: scegli tu!
Questa sera, pizza!

Eppure, a guardare bene, non serve poi tanto tempo e nemmeno tanto sforzo per preparare una pizza in casa. E poi, per quanto buona possa essere quella della miglior pizzeria del paese o della città, vuoi mettere con la soddisfazione di fare tutto da soli?

Sapevi che l’antesignana della pizza è originaria del Medioevo? Furono i panificatori salernitani ad esportarla fin sulle coste amalfitane, dove assunse, nel corso del tempo, le fattezze che le conosciamo oggi. Pomodoro e mozzarella vennero aggiunti più di recente e la prima pizza degna di questo nome fu realizzata dal più famoso cuoco napoletano dell’epoca – Raffaele Esposito, l'Antonino Canavacciuolo del XIX secolo! – in onore della regina Margherita, in visita alla città partenopea assieme al coniuge Umberto I, nel 1889. Non a caso questa pizza dai colori verde (basilico), bianco (mozzarella) e rosso (pomodoro) prese il nome di pizza margherita!

Da quel giorno la pizza si è diffusa sempre più, prima al sud, poi anche al nord, seguendo i flussi migratori dei meridionali verso il settentrione d’Italia, durante il dopoguerra. Ma non solo: oggi la pizza non conosce confini e la si trova ovunque, in ognuno dei 5 continenti.

Ecco gli ingredienti per fare la pizza in casa:

  • 500 grammi di farina 00
  • 7 grammi di lievito di birra fresco
  • 10 grammi di olio extravergine d’oliva
  • 350 ml di acqua minerale naturale a temperatura ambiente
  • 8 grammi di sale.

Ci sono delle regole precise da rispettare per la lievitazione della pasta, ma una volta che avrai imparato a rispettarle, prepararti la cena sarà un gioco da ragazzi. Ricordati di preriscaldare il forno a 300°C e di cucinare per 10 minuti o, in alternativa, a 220°C e di cucinare per 15 – 20 minuti.

Scegli gli ingredienti che preferisci e buon appetito.

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Arancino o arancina? Come risolvere il busillis?

Per chi non ne abbia mai visto uno, l’arancino è una palla di riso, che a volte si trova nella forma rotonda, altre volte nella forma allungata con una punta verso l’alto. All’interno vi si trova un condimento piuttosto abbondante e questa palla di riso viene cucina per immersione in una padella piena di olio bollente.

Dopo la frittura, si fa riposare l’arancino per qualche minuto e poi lo si degusta: delizioso!

Resta tuttavia un dubbio da risolvere prima di mangiare questa prelibatezza tipica della cucina siciliana: si dice arancino o arancina?

Nell’isola, da sempre, è in corso una sorta di battaglia, perché ognuno si vorrebbe arrogare la paternità della ricetta. E poiché a Palermo e nell’ovest dell’isola in genere, si parla di arancina, mentre a Catania e nell’est in generale si parla di arancino, trovare un accordo è complesso. Talmente complesso che anche l’Accademia della Crusca ha avuto difficoltà ad arrivare ad una decisione finale, incontrovertibile.

Poco importa se il nome si debba declinare al maschile o al femminile: l’importante è assaggiare questa specialità siciliana.
Arancino o arancina? Questo è il dilemma!

Dato che l’origine dell’arancino sarebbe da far risalire agli arabi che nel X e XI secolo avevano occupato l’isola; dato che gli arabi in questione erano soliti inserire in un pugno di riso le pietanze che mangiavano; dato che gli arabi stessi avevano l’abitudine di dare nomi di frutta alle proprie ricette; dato che, per questo motivo, avevano deciso di chiamare queste palle di riso con il nome del frutto più abbondante in Sicilia (l’arancia); e dato che nella lingua italiana il frutto assume il genere femminile (arancia), mentre l’albero assume il genere maschile (arancio); … insomma, sembrerebbe che non vi siano dubbi in proposito e che si debba dire arancina, al femminile.

Semplice, se non fosse che l’arancino nella sua forma e ricette definitive è spuntato a metà del XIX secolo e se non fosse che l’usanza di chiamare il frutto al femminile si sia instaurata nella lingua italiana solo nella seconda metà del XX secolo. E, quindi, non sarebbe scorretto dire nemmeno arancino, al maschile.

Proprio per questo motivo, a Palermo dovrai chiedere un’arancina al ragù (e questa avrà forma rotonda), mentre a Catania chiederai un arancino al ragù (e questo avrà forma allungata, con una punta verso l’alto).

Poco importa, purché tu riesca ad assaggiare, prima o poi, un arancino o un’arancina!

Il risotto e una ricetta del nord Italia

Partiamo, dicendo una cosa che non tutti sanno: le risaie in Italia, sono state presenti anche in Sicilia, fino a metà dell’Ottocento; sono attualmente presenti nella provincia di Oristano, in Sardegna; e sono estremamente abbondanti tra la Lombardia e il Piemonte e tra il veronese, il mantovano e il ferrarese.

Ed è proprio nella zona della provincia di Verona che si tiene una delle sagre del riso di maggiore successo, la sagra di Isola della Scala. Qui, il Vialone Nano è stato il primo riso in assoluto ad ottenere dall’Europa il prestigioso riconoscimento I.G.P. Ma soprattutto, con questa varietà di riso, si realizza una delle ricette più particolari e più succulente a base di riso: il risotto all'isolana!

Ecco quello che ti servirà:

  • 400 grammi di Riso Vialone Nano (meglio se sulla confezione che comprerai sia indicata la dicitura essiccato sull’aia);
  • 0,8 litri di ottimo brodo di carne;
  • 150 grammi di vitello magro;
  • 200 grammi di lombata di maiale;
  • 80 grammi di burro;
  • 60 grammi di formaggio Grana Padano grattuggiato;
  • Pepe, sale, cannella e rosmarino q.b.
Un piatto della tradizione del nord Italia: il risotto si mangia ovunque, ma è caratteristico delle zone agricole dove vi sono risaie.
Il risotto all’isolana: una ricetta originaria della provincia di Verona!

Per preparare un litro di brodo di carne, avrai bisogno di:

  • 500 grammi di polpa di spalla di carne bovina;
  • 400 grammi di ossi di bovino;
  • 100 grammi di carote;
  • 40 grammi di olio extravergine d’oliva;
  • 400 grammi di biancostato di manzo;
  • 60 grammi di sedano;
  • 100 grammi di cipolle dorate;
  • 4 litri di acqua;
  • 2 chiodi di garofano;
  • Pepe e sale q.b.

Dopo aver preparato il brodo, taglia la carne e condiscila con sale e pepe: Mentre la carne riposa per un ’oretta, il burro, agggiungi un rametto di rosmarino e rosola bene la carne. Cuoci a fuoco lento, fino a quando la carne sarà completamente cotta e poi togli il rosmarino.

Aggiungi il riso e cucinalo per circa 18 minuti, aggiungendo il brodo che avrai cura di tenere sempre molto caldo.

Condisci con Grana Padano e cannella in polvere e servi a tavoa.

Prova a realizzarlo anche tu, seguendo la ricetta, e, poi, confrontati con gli chef della sagra del riso: chi fa il risotto migliore?

Lasagne al forno: una tradizione della domenica!

Ecco un piatto che ha fatto e farà sempre sognare tutti, grandi e piccini. Si potrebbero quasi chiamare in causa le madelaines proustiane o i totem di freudiana memoria, parlando di lasagne al forno, talmente la tradizione di questa ricetta impregna la memoria storica dell’italiano medio: da nord a sud, almeno dal dopoguerra in poi, tutti hanno mangiato con una certa regolarità la lasagna al forno.

Si tratta di un piatto che si trova in rosticceria, al ristorante, nei banchi surgelati del supermercato, ma che mai e poi mai sarà buono quanto nella versione preparata dalla mamma, dalla nonna o dalla zia!

Forse qualcuno si spaventa per la preparazione della pasta fresca fatta in casa. A parte il fatto che esistono le confezioni di rettangoli di pasta secca già pronta, solo da scottare in acqua bollente o da mettere direttamente in forno con il condimento, … ; a parte questo, si diceva, preparare tutti gli ingredienti per la lasagna alla bolognese non è poi tanto complesso e nemmeno tanto lungo.

Ecco cosa serve. Per la pasta fresca:

  • 500 grammi di farina
  • 5 uova fresche
  • 1 pizzico di sale.
Ragù, pasta fresca fatta in casa e besciamelle: ecco gli ingredienti fondamentali del pasticcio o lasagna alla bolognese.
Una ricetta invidiata da tutto il mondo: le lasagne alla bolognese!

Per il ragù alla bolognese:

  • 1 costola di sedano
  • 1 carota
  • 1 cipolla
  • 100 grammi di pancetta
  • 300 grammi di pasta di salsiccia sbriciolata
  • 500 grammi di carne bovina tritata
  • 700 grammi di passata di pomodoro
  • 2 bicchieri di latte (facoltativi)
  • ½ bicchiere di vino rosso
  • Sale, pepe e olio extravergine d’oliva q.b.

E, infine, per la besciamelle:

  • 100 grammi di burro
  • 100 grammi di farina 00
  • 1 litro di latte intero
  • 1 pizzico di sale
  • Noce moscata da grattugiare q.b.

Non resta che mettersi al lavoro un paio d’ore!

Bisogno di un insegnante di Cucina?

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Igor

Appassionato lettore quasi onnivoro, moderatamente digitale, esperto di content marketing e amante della natura