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Si può essere pianisti senza mai studiare musica?

Di Igor, pubblicato il 28/02/2018 Blog > Musica > Piano > Solfeggio per Pianoforte: la Teoria Musicale è Obbligatoria?

Che si voglia o no, la formula “Do Re Mi” non è solo una canzoncina per bambini o una cantilena per far passare il tempo!

Si tratta, semplicemente, dell’inizio dell’alfabeto musicale, del fondamento e della codificazione musicale. Elementi indispensabili per comprendere il linguaggio della musica. Simboli e nomi, base di ogni forma di comunicazione, anche di quella musicale.

Proprio come le lettere che si trovano nelle pagine stampate dei giornali, dei libri e delle riviste Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do consentono di produrre un discorso musicale. Ma, prima di arrivare così lontano, diciamo che essi consentono di scrivere e leggere uno spartito.

Un tempo, ci si immaginava il solfeggio come una tappa pesantissima ed obbligata per ogni musicista principiante che desiderasse riuscire a suonare uno strumento.

Specialmente nella musica classica, il solfeggio è per i musicisti, i cantanti e i direttori d’orchestra, uno strumento indispensabile all’esecuzione di una sinfonia.

Però oggi le cose sono viste in modo diverso. Il solfeggio, naturalmente, resta centrale nell’insegnamento della musica presso conservatori e licei musicali. Occupa praticamente due terzi del programma. Ma anche altri metodi sono venuti a galla.

Ed è così, allora, che un numero via via più elevato di professionisti della musica preconizza la pratica da subito, a scapito della teoria musicale; l’ascolto, piuttosto che la lettura delle note e la libertà di creazione, piuttosto che lo studio ferreo della composizione da conservatorio. Conseguentemente, ci potremmo chiedere perché gli insegnanti di musica, di canto e di pianoforte, riconoscano tanta importanza al solfeggio. Cosa significa il solfeggio per un pianista in erba?

Il rischio vale la candela? O saltando la tappa “solfeggi” rischiamo di perdere delle solide basi musicali?

Solfeggio per pianoforte: puoi imparare da solo?

Per questo lo studio del solfeggio rimane una tappa essenziale nello studio di un musicista agl inizi. Senza solfeggio sarà complicato decifrare gli spartiti!

Al conservatorio, qualunque insegnante di musica sconsiglierà di saltare a piè pari la tappa obbligata del solfeggio. Chi dà lezioni di pianoforte e la maggior parte dei professionisti della musica, sanno, inoltre, che studiare solfeggio da soli è problematico.

Il metodo per imparare da autodidatta può andare bene in certe situazioni. Da un caso all’altro, tenendo conto del contesto, questa iniziativa può andar bene:

  • Per i musicisti che hanno già diversi anni di pratica strumentale alle spalle. Coloro che posseggono basi tecniche solide, che hanno ascoltato e dominano il pianoforte da anni, potrebbero da soli darsi allo studio e alla pratica del solfeggio. Un tale studio potrà permettere loro di affinare le competenze, specialmente se desiderano inserirsi in un ambito lavorativo relativo alla musica.
  • Quando si seguono lezioni di musica – presso conservatori, scuole private di musica, a casa di insegnanti privati – per ripassare le proprie conoscenze, completare il proprio apprendimento del pianoforte e si intendano studiare generi che nell’insegnamento classico non vengono insegnati: jazz, soul, blues.

Bisogna tenere presente che il pericolo dell’apprendimento del solfeggio da autodidatti consiste nelle seguenti possibilità:

  • Sviluppare cattive abitudini,
  • Memorizzare informazioni scorrette
  • Scoraggiarsi ed annoiarsi, in assenza di un mentore che motivi e spinga proseguire negli sforzi e nelle difficoltà di studio.

Tra tutte le condizioni citate, poi, teniamo conto di una cosa. Anche studiando da soli, per progredire, occorrerà badare a far salire gradualmente il livello della difficoltà.

Insomma, come dire: studiare solfeggio da soli? Si può anche fare, ma vanno prese delle precauzioni.

Pianoforte: quanto tempo occorre per imparare il solfeggio?

Sicuramente all’inizio la cosa può essere presentata come un gioco, ma prima o poi le cose andranno affrontate seriamente. Esistono metodi ludici per imparare il pianoforte?

Quanti giorni servono per imparare il solfeggio?

Prima di buttarsi a capofitto nella sfida dal titolo “voglio imparare subito a solfeggiare”, è davvero indispensabile capire di cosa si tratti, cosa implichi un tale studio… pena la vera e propria perdita di tempo, con relativa frustrazione.

Proprio come avviene nel caso di una lingua straniera, il solfeggio richiede tempo, motivazione e concentrazione. Non si diventa bilingue con quattro lezioni di lingue moderne e contemporanee, con le ore contate e senza mai recarsi in un Paese straniero.

Ebbene, vale un po’ lo stesso per quanto riguarda lo studio della musica. Per leggere, scrivere ed interpretare una nota occorre conoscere il sistema “linguistico”, ossia il modo di codificare in musica. Idem, per quanti riguarda l’interpretazione di un accordo su uno spartito, la comprensione di un ritmo. Non sono cose da prendere alla leggera, tutte queste.

Molti musicisti alle prime armi – e notoriamente i bambini – hanno abbandonato la strada musicale, incontrando le prime avversità, proprio durante lo studio del solfeggio.

La cosa è veramente il colmo dei colmi, se ci riflettiamo. Nell’undicesimo secolo, infatti, il monaco Guido d’Arezzo, creò il linguaggio musicale, inventando i nomi delle note, proprio per facilitare l’accesso alla musica, per aprirlo a tutti, in un’era in cui quest’arte era appannaggio delle classi agiate.

Facendo eccezione per i bambini che vengano obbligati dai genitori e per quegli adulti che siano stati vittime di un cattivo insegnamento (il risultato è lo stesso: un allontanamento dalla materia musicale tutta intera), il sistema di codificazione è utilissimo.

Il solfeggio, insomma, non dovrebbe essere considerato una tappa da superare tappandosi il naso. Lo studio del linguaggio deve continuare da sempre e per sempre, nella vita di un musicista.

Ovviamente, occorreranno alcuni anni prima che esso possa essere davvero padroneggiato. Per iniziarsi alla pratica, progredire, occorrerà lavoro costante e spalmato su tempi “dilatati”. Insomma, il solfeggio non è un dente da togliere, per poi dimenticare tutto.

Oltretutto, se si pensa che al di là delle nozioni esplicite occorre sviluppare un intuito per leggere “fra le righe” – cosa che vale per ogni disciplina, del resto – si comprende che davvero il tempo non potrà essere contato goccia a goccia. Occorrerà dedicare varie ore allo studio del solfeggio e della teoria musicale.

Tutto questo lavorio, questa fatica indubbiamente richiesta ed imposta dallo studio di teoria e solfeggio spiega, in parte, perché diversi musicisti dichiarino di aver fatto strada senza mai studiare. Non è da tutti avere la pazienza e l’assiduità.

Ed è proprio per questo che sul web impazzano le lezioni di piano senza passare dal solfeggio.

Si può imparare a suonare il piano-forte senza studiare solfeggio?

Eppure si tratta di un passo fondamentale per fare musica e per riuscire a suonare il pianoforte e gli altri strumenti. Come non essere almeno un po’ disgustati dal solfeggio?

Studiare pianoforte saltando la tappa del solfeggio è indubbiamente una pretesa… alquanto ambiziosa …

Insomma, credere o non credere a tutti questi artisti che rispondono affermativamente alla seguente domanda. “È possibile apprendere a suonare il pianoforte senza studiare il solfeggio?».

Ovviamente, teniamo presente che i grandi artisti di successo, pure nel caso in cui siano digiuni di teoria musicale, non avranno mai grandi problemi … essendo comunque sempre circondati da musicisti di livello, da professionisti che possono sopperire ad ogni faglia …

Tutto è possibile, comunque, a meno che non parliamo di suonare ed eseguire la cosiddetta “musica classica”.  Tutti noi sappiamo che rigore, abnegazione e lavoro sono le parole chiave di questa musica tradizionale scritta, di cui Mozart rappresenta il simbolo prodigioso. Questa musica si trasmette solo tramite spartiti scritti. C’è poco da fare.

Ed ecco che arriviamo finalmente al dunque: chi vuole suonare il piano senza passare dalla casella del solfeggio dovrà quasi obbligatoriamente limitarsi a jazz, al soul o alla musica definita “di varietà”.

Naturalmente, non è detto che tutti possano diventare dei musicisti di jazz…

La composizione è un’arte, l’improvvisazione anche. Occorrono virtuosismi anche in questo campo….

L’ascolto è fondamentale, se non si studia solfeggio. L’orecchio deve eccellere. Dev’essere in grado di farci riprodurre al pianoforte un brano senza il ricorso ad alcun tipo di partizione.

Si tratta pur sempre di un delicatissimo lavoro di interpretazione della musica che richiede talento ed una gran dose di esercizi.  Capacità di memorizzazione, curiosità nei confronti dello strumento e delle sue possibilità, i suoi tasti, i pedali.

E così, senza aver effettuato alcuna lettura di note alla base, le musiche moderne sono alla portata di tutti e, tramite pochi accordi,  si lasciano interpretare liberamente dalla fantasia dei musicisti.

Trasmesse oralmente o tramite registrazioni, queste musiche meno convenzionali sono oggi molto di tendenza, specialmente tra i “beatmakers”, o compositori che alleano il pianoforte alla musica elettronica, come fanno Ryan Leslie, Pharrell ed il francese Dany Synthè.

Ed ecco, infine, com’è possibile, oggi, incontrare, da un lato, dei musicisti che suonano il pianoforte senza alcuna conoscenza di teoria e solfeggio; dall’altro, pianisti che non muovono un dito se non hanno davanti uno spartito.

Un vero artista del nostro tempo, a nostro avviso, dovrebbe saper fare tutto: suonare con e senza spartito!

Il solfeggio per lo studio del pianoforte: come impararlo on line?

Ma attenzione, perché per riuscirci è fondamentale una certa predisposizione e una grande capacità musicale. Imparare a suonare il piano senza solfeggio offre più opportunità in termini di creatività!

Necessario, vedi anche indispensabile, lo studio di teoria e solfeggio è il percorso da seguire per:

  • Studiare degli spartiti.
  • Leggere lentamente le note, i ritmi e le armonie per memorizzarne i passaggi.
  • Interpretare correttamente gli spartiti ed ogni singolo suono.
  • Suonare uno strumento riferendosi ad uno spartito, specialmente durante le esecuzioni di musica sinfonica.

Se ti chiedi ancora: “vale la pena di studiare solfeggio”? significa che  ti stai ancora chiedendo se vuoi, o meno, poter suonare un giorno all’interno di un’orchestra sinfonica, insomma. Cerca di riflettere per fare il punto delle tue intenzioni future.

Formarsi studiando solfeggio e teoria musicale significa acquisire tutta una serie di elementi che arricchiranno la pratica del pianoforte, della chitarra o del canto.

Si padroneggiano, in tal modo:

  • L’interpretazione dei tempi indicati all’inizio dello spartito;
  • La corretta lettura delle chiavi di violino e basso, in cui sono scritte le musiche per chitarra e pianoforte;
  • Le diverse note e le figure con i rispettivi valori all’interno di un pezzo;
  • Le pause.

Senza queste basi di solfeggio, leggere uno spartito sarebbe come tentare di decifrare un geroglifico su un papiro, capire una lingua straniera non di origine latina o, ancora, cercare di realizzare una ricetta senza ingredienti ed utensili…Bastano questi esempi!

Mettendo da parte ogni iperbole, diciamo che è impossibile eseguire correttamente il brano riportato su uno spartito, senza conoscere bene l’uso di ogni segno. E questo si impara solo ed esclusivamente dedicandosi allo studio della teoria e solfeggio, materia base in ogni conservatorio degno di tal nome. Allenarsi a saper leggere le note può, quindi, sembrare noioso: sì! Tuttavia, esso resta il solo ed unico modo per capire il sistema della scrittura musicale. Non si scappa.

Stai tranquillo, però. Esistono innumerevoli corsi on line di solfeggio, dei video su  Youtube, dei corsi in diverse lingue, per imparare le basi della teoria musicale e del solfeggio.

Tieni presente che, attualmente, il miglior metodo riconosciuto dagli insegnanti consiste nell’imparare praticando. Teoria e pratica, insomma, andrebbero a braccetto, per far scaturire un apprendimento senza problemi.

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