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Emilio
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| ✅ Tariffa media: | 19€/ora |
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Messina è una città di collegamento non solo tra due regioni, ma anche tra due realtà differenti, una insulare e una continentale, la Sicilia e la Calabria, e con quest’ultima l’Italia intera. Normale, quindi, che le ricette della cucina messinese risentano dell’influsso di entrambe le culture, così come l’accento di Messina città si ibrida, almeno in parte, con quello reggino e viceversa.
Ecco, allora, che nella città dello Stretto, si possono sì gustare i famosi arancini, come accade nel resto dell’isola, pur con le varianti e le personalizzazioni, che ogni città siciliana vi apporta, ma anche tante altre pietanze caratteristiche di Messina e che profumano di due mondi, in un certo senso.
Anzi, a dire il vero, le influenze nella cucina di Messina non si limitano a quelle italiane, ma arrivano da più lontano, più precisamente dagli Arabi, dai Normanni e dai Greci: lo si capisce, tra le altre cose, da un impiego abbondante – ancor più che nel resto dell’isola – dell’olio di oliva, anche nella preparazione delle fritture, usanza che deriva proprio dalle tradizioni culinarie del Peloponneso.
Dato che qualsiasi ricetta storica risente di quello che il territorio in questione può offrire a chi lo abita, è ovvio che, a Messina città, buona parte dei piatti sia a base di pesce e frutti di mare, di ricotta e mandorle.
Basta spostarsi di qualche decina di km nell’entroterra, per trovare un maggiore uso di formaggi e carni. Nella zona dei Nebrodi, la catena montuosa della provincia che rappresenta il prolungamento della dorsale appenninica nell’isola, l’attività pastorizia è prevalente e i prodotti tipici hanno dell’eccezionale, al punto da essere diventati presidi Slowfood: il Salame Sant’Angelo di Brolo, l’olio di Minuta, il Suino nero dei Nebrodi e la Provola dei Nebrodi. Non mancano nemmeno gli stuppateddi (lumache), le braciole messinesi, la canni nfunnata,…
Ottimi per uno spuntino fuori casa, per un pasto veloce nella pausa pranzo o per complemento alla cena, i Pidoni Messinesi (chiamati anche Pitoni) potrebbero essere considerati una versione locale, dalla forma a mezza luna, dei calzoni.
Nella valutazione della loro bontà, non si riuscirà a prescindere dalle sue specificità. Per l’impasto, si usano farina, semola, sale e lievito di birra. Fin qui, nulla di eccezionale, se non che vengono aggiunti anche zucchero e burro (non si sa mai che il risultato sia troppo leggero da digerire!); ma è nella farcitura che emerge tutta l’eccezionalità di questo rustico: scarola, acciughe, pepe, pomodori a pezzettini e formaggio (di pecora, ovviamente, e possibilmente fresco, nella versione tuma – solo latte lavorato – o primo sale – al momento della prima aggiunta di sale al formaggio in fieri).
I Pidoni / Pitoni sono buonissimi, sia nella versione al forno, sia in quella fritta, ovviamente.
Se pensi che la pasta sia una tradizione di tutta Italia, non ti sbagli di certo. Ma è altrettanto vero che ogni regione, a volte ogni città, ha una propria tradizione nella preparazione, ad esempio, del ragù di carne, che è diversa alle differenti latitudini. Ecco, allora, che alla latitudine di Messina, spunta un adattamento al primo piatto più famoso: la pasta ‘ncaciata.
Come tante delle ricette del sud Italia, la leggerezza di digestione non è mai presa in seria considerazione nemmeno nelle cucine di Messina: basta dare un’occhiata alla preparazione di questo piatto eccezionale!
La pasta, cotta al dente, viene condita con la salsa di pomodoro. Nel frattempo, le melanzane, che erano state tenute in acqua e sale per un’ora almeno, vengono tagliate a fette e fritte; si prepara il tritato di carne, con olio, una spruzzata di vino bianco e salsa di pomodoro. In una teglia da forno, si prepara il fondo con pangrattato, per inserirvi a strati alternati pasta, carne, formaggio di pecora, melanzane, salame e uova sode a pezzetti; l’ultimo strato sarà rigorosamente di melanzane, pomodoro e pecorino grattugiato. Non bisognerà lesinare nemmeno sull’olio d’oliva.
Chi non lo ha mai provato non può capire quanto sia buono lo spada: questo pesce viene pescato da secoli nei mari del messinese e, quindi, rientra a pieno diritto tra i piatti tipici della zona.
Nella città dello Stretto, in particolare, si cucina il pesce spada a ghiotta. Questo nome deriva dal sugo alla base di diverse pietanze messinesi, come la caponata o il coniglio (nella versione agrodolce, ovvero con zucchero e aceto) o il pesce spada e il baccalà (senza zucchero, né aceto), realizzato con un soffritto di cipolla, sedano, pomodoro, capperi e olive verdi.
Se prepari a casa questa ricetta, ricorda di chiedere al pescivendolo delle fette di spada tagliate grosse, dopo aver cotto le quali vi verserai sopra a ghiotta. Ricorda, inoltre, che è tra maggio e ottobre che viene pescato il miglior pesce spada nei mari della Sicilia.
E se il pesce non ti basta mai, ricorda che vi sono almeno sei ricette messinesi per preparare le cozze: cozze imbuttunati, cozze al gratin, pastella di cozze, impepata di cozze, zuppa di cozze, spaghetti con le cozze, …
Ecco il momento che tutti aspettano: quello del dolce. Il problema sarà scegliere da quale iniziare.
Ecco, allora, la pignolata messinese: si tratta di un dolce che sembra risalire addirittura all’epoca dell’Impero Romano e che, da allora, ha subito diverse rivisitazioni e adattamenti, in particolare durante la dominazione spagnola.
Si tratta di un dolce che va gustato freddo o a temperatura ambiente; da vedere si presenta come una serie di morbide pigne di pasta ricoperte da due glasse, una nera al cioccolato e l’altra bianca al limone. Per la preparazione, vengono impiegati farina, tuorli d’uovo, zucchero; per le glasse ci vogliono zucchero a velo, burro, acqua, cannella, vaniglia e cacao amaro in un caso, zucchero a velo, limoni e albumi, nell’altro.
In tutte le pasticcerie di Messina, puoi trovare anche la frutta martorana, chiamata anche marzapane; si tratta di rappresentazioni di fruttini (banane, arance, ciliegie, mandarini, mele, …), realizzati, in realtà, con la pasta di mandorle, lavorata e dipinta a mano: esteticamente bellissima, la frutta martorana è altrettanto buona, anche se estremamente dolce.
Se a Natale, puoi trovare gli sfinci messinesi, piccole frittelle dolci dalla forma irregolare, arricchite da uva passa, buccia di limone o di arancia, e se a Carnevale trovi le fraviole, mezzelune di pasta dolce, ripiene di ricotta (ma anche crema pasticcera, crema al cioccolato), nei mesi estivi, per concludere degnamente ogni pranzo e ogni cena, ma anche per un momento di relax nei caldi pomeriggi estivi di Messina o semplicemente per fare colazione, non puoi rinunciare alla granita.
La sua consistenza è completamente diversa da quella che puoi mangiare al nord Italia e i gusti sono molto particolari: caffè, gelsi, limone, mandorla, pesca, fragola, pistacchio, nocciola,…
Da mangiare, possibilmente, nella brioche con la tuppa (il cappellino). Come quando, arrivato al bancone del bar o della pasticceria, chiederai: dammi ‘na menza ca’ panna e ‘na brioscia, ovvero granita al caffè con panna; non dimenticare di inzuppare a pezzi la brioche nel bicchiere della panna, mescolando rigorosamente il caffè e la panna!
Anna
Insegnante di cucina
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Mariele, Più di 5 anni fa
Cosimo
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Lucia, 3 settimane fa
Valeria
Insegnante di cucina
Cercavo un percorso formativo di cucina dove apprendere le fondamenta di questo lavoro ormai da un po' di tempo, un percorso formativo flessibile e non troppo dispendioso economicamente. Così dopo varie ricerche ho deciso di contattare Valeria e...
Claudio, 3 settimane fa
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Niky, 2 mesi fa
Elisa
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“ ottima insegnante, chiara nell’esposizione dell’esecuzione delle ricette . Disponibile con gli allievi , con cui instaura in breve tempo un rapporto familiare e di collaborazione La consiglio anche ai bambini che amano cucinare “
Ilaria, 3 mesi fa
Costantino
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Ho avuto una lezione con Costantino, ed è stata un’esperienza davvero fantastica. È una persona molto simpatica, ha un approccio estremamente accogliente e riesce a trasmettere la sua passione per la cucina con grande competenza. Ogni passaggio...
Roberto, 4 mesi fa