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Origine, storia ed evoluzione della disciplina yogi!

Di Igor, pubblicato il 17/01/2018 Blog > Sport > Yoga > Sapere Tutto sullo Yoga!

Lo Yoga è una pratica millenaria che si è evoluta nel corso dei secoli.

Oggi giorno, quando parliamo di Yoga pensiamo ad una forma di ginnastica dolce, durante la quale si concatenano posture e movimenti più o meno difficili.

Ma sai che le cose non stanno tutte qui?

Risalendo alla stessa origine del termine Yoga si scopre subito che esistono vari tipi di Yoga, che si praticano in modi differenti

La nascita dello Yoga

Gli storici e gli esperti della cultura indiana hanno qualche difficoltà nell’individuare esattamente l’origine dello Yoga.

Posture e meditazione vanno assieme e sono il succo dello Yoga. Una statua che rappresenta uno yogi in meditazione!

I testi antichi sono estremamente difficili da decifrare, oltre ad essere rari da reperire, ovviamente!

Secondo gli esperti, poi, la cultura vedica è stata prevalentemente trasmessa oralmente.

Detto questo, teniamo conto del fatto che gli studi recenti datano le prime pratiche Yoga tra 10.000 e 5.000 anni prima di Cristo. Delle raffigurazioni ritrovate su siti antichi mostrano posture di Yoga e meditative.

Lo scopo dello Yoga a quel tempo era: poter fronteggiare il potere degli Dei, praticando esercizi regolari molto impegnativi per l’organismo.

Col passar del tempo, la disciplina è andata trasformandosi. E questo, in buona parte, grazie all’opera divulgativa iniziata con Patañjali e il testo Yoga Sutra, che hanno impresso un corso alla storia dello Yoga!

Composto di 195 aforismi (sutra o brevi frasi memorizzabili) e 1161 parole in tutto, esso è suddiviso in quattro paragrafi. Ogni parte ha come scopo quello di definire cosa sia lo Yoga ed il modo per ottenere la liberazione (fine ultimo della disciplina).

  • La prima sezione è denominata Samādhi pāda (capitolo della concentrazione).

L’autore spiega come raggiungere lo stato dell’unità tramite il samâdhi (realizzazione o estasi in sanscrito).

  • La seconda sezione è denominata Sādhana pāda (capitolo della pratica).

Due forme di Yoga vi sono descritte: l’Ashtanga Yoga (otto rami, per una filosofia della vita sana e benefica per sé e gli altri) e il Kriyā Yoga (Yoga dell’azione).

  • La terza sezione si chiama Vibhūti pāda (capitolo dei poteri).

Referenzia esattamente le tecniche che permettono di raggiungere uno stato superiore della coscienza.

  • La quarta ed ultima sezione è Kaivalya pāda (capitolo della liberazione).

Essa conclude il testo tornando sul fine ultimo dello Yoga.

Quest’opera di riferimento sottostà a tutti i tipi di Yoga contemporanei, che condividono:

  • Le quattro vie tradizionali: Karma Yoga, Bhakti Yoga, Jnana Yoga (queste tre discipline confluiscono nel trimarga o via della vigilanza) e Rāja Yoga.
  • Le vie del Kriyā Yoga: Tantra Yoga, Mantra Yoga e Hatha Yoga.

Ognuna ha pratiche ed esercizi propri.

Lo Yoga di ieri e di oggi nel mondo

Torniamo agli albori, alcuni millenni prima dell’anno zero. Siamo in piena Antichità.

I primi testi evocano la pratica di una forma di meditazione che comprende posture specifiche e la recitazione di una cantilena in provenienza dalla civiltà vedica. Verso il X secolo a.C. sviluppa il bramanesimo un sistema rituale e formalizzato legato a questa antica cultura.

Attorno al IV secolo a.C., ha luogo la redazione dello Yoga Sutra.

E così, seguendo tali regole, diversi ordini di yogi sono venuti alla luce (fra questi gli yogi vishnuiti e gli yogi shivaiti), collegando la pratica a forme religiose della cultura induista (pur non combaciando perfettamente con essa).

A partire dal secondo secolo d.C. la pratica Yoga ha iniziato a diffondersi nel mondo. E questo soprattutto grazie agli Arabi, ai Greci, ai Persi. Ed anche al celebre esploratore nostrano: Marco Polo.

Poi, verso il XVI secolo, tutto si è accelerato. I diversi scambi culturali e commerciali tra i popoli hanno favorito la scoperta di nuove pratiche, tra cui lo Yoga.

Così, diversi testi occidentali citano lo Yoga tra il XVI ed il XVIII secolo.

Il XIX secolo sopraggiunge, insieme all’avanzata delle tecnologie, con la possibilità di viaggiare e comunicare meglio e di più. Così, i grandi yogi ne approfittano per spiegare al mondo intero in cosa consista lo Yoga.

Tra i nomi maggiori possiamo ricordare:

  • Swami Vivekananda (1863-1902): artefice di numerose conferenze sullo Yoga;
  • Sri Krishnamacharia (1888-1989): fondatore di una scuola di Yoga in India;
  • V. Desikachar (figlio di Sri Krishnamacharia): decide di diffondere la pratica nel mondo intero;
  • Bellur Krishnamachar Sundararaja Iyengar (1918-2014): all’origine dello Yoga Iyengar ;
  • Sri Krishna Pattabhi Jois (1915-2009): professore di Yoga Ashtanga.

A quest’epoca iniziarono a diffondersi numerose associazioni e federazioni, nel mondo, legate allo Yoga.

In Europa i primi testi relativi allo Yoga sono stati tradotti a partire dal XX secolo.

Ed è in questo stesso periodo che nascono le prime scuole di Yoga.

Alla scoperta delle diverse forme di Yoga

Interessiamoci ora alle forme tradizionali e moderne di Yoga.

Hatha Yoga

L’Hatha Yoga è indubbiamente il più noto in Occidente.

Si praticano, concatenano e mantengono determinate posture. Si predilige la concentrazione, con la respirazione adeguata. Il rilassamento viene poi sempre a coronare questo tipo di pratica.

Kundalini Yoga

Lo Yoga Kundalini vuole armonizzare i centri energetici e si compone di posture cui si associano tipi particolari di respirazione, meditazione e rilassamento.

L’idea è quella di offrire un miglior equilibrio fisico e mentale, rinforzando il sistema immunitario ed eliminando lo stress quotidiano.

Iyengar Yoga

Lo Yoga Iyengar (inventato da BKS Iyengar) è recente.

L’approccio è soft, si usano accessori come aiuto nella pratica.

Ottimo per i novellini, che vogliano iniziare ad occuparsi di corpo e mente.

Yoga prenatale

Le Yoga prenatale si rivolge alle donne incinte. Fa affrontare meglio la gravidanza e il parto.

E così, le posture sono adattate al corpo che cambia:

  • Ci si rilassa, e lotta contro gli sbalzi d’umore;
  • Si preserva la propria elasticità, migliorandola;
  • Si entra in contatto col nascituro;
  • Si arriva serene e preparate al parto;
  • Si annullano i dolori tipici dello stato gravidico.

Si può praticare per tutti e nove i mesi, anche se è sconsigliato fare da soli e farlo se si è alla prima esperienza di Yoga. Lo Yoga prenatale è molto apprezzato dalle donne che vogliano prepararsi al parto!

Se non si è esperti, converrà rivolgersi a dei professionisti, per scoprire questo tipo di Yoga da zero.

Yoga Nidra

Lo Yoga Nidra è piuttosto particolare.

Si sta sdraiati, si entra in uno stato simile a quello del sonno, un po’ come nella sofrologia.

Adottando una respirazione lenta e profonda ci si distende e si accantonano i problemi.

Se hai problemi a dormire o a gestire le tue emozioni, ecco al forma di Yoga che potrebbe fare al caso tuo!

Raja Yoga

Il Raja Yoga è anche detto Ashtanga Yoga. Si basa su otto precetti spirituali che dovrebbero far raggiungere l’unità.

Considerato come la forma più completa, questo Yoga raggruppa tutti gli altri tipi di Yoga!

Vinyasa Yoga

Terminiamo con lo Yoga Vinyasa molto legato allo Yoga Astanga.

Si realizza sempre una serie di movimenti, ma il Vinyasa Yoga è più libero.

Molto dinamico, si segue e imita quanto fatto dal maestro, in una successione ritmata di posture ed esercizi.

Occorre un fisico un po’ più sportivo per praticarlo.

In ogni caso, esso consente di scolpire il corpo senza gonfiarlo (non è una cosa da palestrati, insomma) e eliminando il grasso superfluo.

Che vuol dire Namastè?

“Namastè” o “namaskar”, sono sinonimi. Si tratta di un saluto volto ad esprimere la propria gratitudine all’altro.

Oggi si può tradurre il sanscrito “namastè” dicendo: “saluto il sole, la luce che è in te” o, “la mia luce saluta la tua luce”.

Il punto è quello di focalizzarsi solo su quello che v’è di positivo in sé e nell’interlocutore, insomma.

“Namastè” è anche una posizione delle mani, una vera e propria postura da praticare per diffondere l’energia vitale in tutto l’organismo, compresi gli interni.

Per praticare correttamente il “Namastè” si coniugano tre saluti:

  • Mani giunte verso l’alto per onorare gli dei,
  • Mani giunte a livello degli occhi, per salutare il maestro,
  • Mani giunte all’altezza del cuore, per onorare un simile.

Per svolgere bene il mudra il protocollo è: colonna vertebrale ben eretta, palmi uniti, dita puntate verso l’alto.

Più ti trovi in un atteggiamento mentale positivo, meglio riesce il “namastè mantra”. Esso celebra il momento presente, regola i flussi di energia e vuol rivestire di pensiero positivo.

La pratica regolare e la ripetizione di questo mantra contribuiscono assieme alle posture dedicate alla condizione fisica, a far trattenere solo i pensieri positivi, lasciando defluire quelli negativi.

Cos’è lo Yoga dinamico?

Si parla di Yoga dinamico riferendosi a Yoga ashtanga, Yoga vinyasa e power Yoga.

Non si tratta di un tipo particolare di Yoga, ma di un modo di praticare la disciplina, recentemente emerso. Lo Yoga dinamico: un modo per eliminare le tossine!

È una variante dello Yoga tradizionalmente inteso. Asana e pranayama sono sempre protagoniste, ma richiedono maggiore sportività e si svolgono in ritmi più sostenuti. Obiettivo sempre il rilassamento, la piena coscienza, lo sviluppo di un fisico sano.

I due tipi di Yoga, ashtanga e vinyasa si praticano in modo rapido, ben ritmato.

Vinyasa significa: “sistema di movimenti e di respiri sincronizzati”. Si fanno lavorare i muscoli come in ogni altro allenamento sportivo, ma con particolare attenzione al controllo del pensiero.

Otto regole fondamentali caratterizzano la pratica dello Yoga ashtanga-vinyasa:

  • Comportamento (niyamas),
  • Autodisciplina (yamas),
  • Schema posturale (asana),
  • Respiro (pranayama),
  • Padroneggiare i sensi (pratyahara),
  • Concentrazione (dharana),
  • Meditazione (dhyana),
  • Illuminazione (samadhi).

L’ashtanga Yoga insiste su sguardo e respirazione, ma il vinyasa Yoga è meno codificato.

Il “power Yoga” è poi un’ulteriore variante volta all’eliminazione delle tossine tramite l’esercizio.

Yoga umoristico: tanto vale ridere, no?

E se facessimo Yoga ridendo?

Nel 1995 il terapeuta e medico indiano Madan Kataria, da origine allo Yoga della risata, oggi diffuso nel mondo intero, grazie a circoli ed associazioni di Yoga della risata.

A volte ridere fa meglio di una medicina. Ecco il presupposto di questa pratica, per altro scientificamente testata nei suoi benefici per la salute fisica e mentale.

E ridendo grazie allo Yoga, la mia amica sta meglio, perché è in grado di gestire meglio lo stress. La mia amica ride da sola: è pazza? No pratica lo Yoga del sorriso!

Lo Yoga della risata può essere praticato ovunque, da soli, in gruppo, in auto. Occhio, depressi, non avete più scuse!

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