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Dai film ai migliori brani da conoscere per i tuoi corsi di batteria

Di Igor, pubblicato il 30/09/2019 Blog > Musica > Batteria > Lezioni di Batteria: dai Film alla Storia

Il 24% degli italiani ama condividere la sua musica preferita con i loro amici secondo la Ipsos.

La musica viene condivisa indipendentemente dal fatto che si suoni uno strumento… Ma tu hai mai pensato di suonare la batteria?

Questo non è lo strumento a cui pensiamo per primo: il piano, la chitarra e persino il flauto sono generalmente più praticati della batteria.

Eppure è alla base di qualsiasi pezzo di pop, rock e jazz. Lei dà il tempo. Interpreta il ruolo di metronomo e guida altri musicisti sulla strada giusta.

Senza un batterista, una rock band non è molto!

Ma prima di andare in un negozio di musica per acquistare i tuoi primi pezzi di batteria, immergiti nella cultura della batteria e nella sua storia.

Uno strumento antico

Il primo strumento utilizzato nella storia dell’umanità è ovviamente la voce, ma sappiamo che le percussioni sono arrivate abbastanza rapidamente nella creazione della musica.  La batteria ha una antica e ricca storia alle sue spalle. Le prime tracce di piatti e tamburi risalgono infatti al VII secolo a.C.: sculture e dipinti di piatti e tamburi sono stati trovati in tombe egiziane e romane. La stessa parola tamburo ha un’origine orientale e il suono del rullante lo ritroviamo già nei tamburelli marocchini.

In tutto il mondo troviamo percussioni nelle culture tradizionali, il che suggerisce una storia molto antica e complessa. I piatti sono stati trovati nelle tombe greche: si riteneva che essi avessero  il potere di respingere gli spiriti maligni. Inoltre, molti dipinti mostrano i piatti usati come strumento musicale per banchetti e feste.

Più avanti, nel corso dei secoli, i tamburi e i piatti furono usati per scopi militari, insieme ovviamente ad  altri strumenti: corni, trombe, cornamuse, etc.  L’obiettivo era quello di comunicare e inviare ordini ai soldati sul campo di battaglia, oltre che per spaventare il nemico. In particolare, gli ottomani introdussero l’uso dei piatti per impressionare le truppe nemiche. Ancora oggi è possibile imbattersi nelle sfilate delle bande militari. Questo modo di suonare le percussioni è figlia dell’era napoleonica.

Ancora oggi è possibile imbattersi nelle sfilate delle bande militari. Ancora oggi è possibile imbattersi nelle sfilate delle bande militari.

Molto più tardi, all’inizio del diciannovesimo secolo, sono gli schiavi neri degli Stati Uniti ad appropriarsi di questo strumento. Ciò avvenne principalmente in Louisiana, quando i soldati francesi riportarono le loro barche in Francia, lasciandosi dietro gli strumenti troppo ingombranti. A poco a poco, iniziarono a nascere i gruppi di ottoni in puro stile New Orleans, basati sull’improvvisazione. È questo lo stile che darà vita al jazz per come lo conosciamo oggi. All’inizio del XX secolo, le batterie non presentano ancora l’aspetto moderno con le quali sono oggi conosciute e suonate!

La top 5 dei brani da conoscere per imparare a suonare la batteria!

Abbiamo selezionato per te una serie di brani che come batterista potresti trovarti a suonare per imparare lo strumento! Ma sono solo 5 brani di una lista ben più lunga!

  1. My Sharona (Gruppo: The Knacks, Batterista: Bruce Gary, Data di uscita: 1979, Stile musicale: rock). Il ritmo ternario è spesso intervallato da più parti freestyle e con dei passaggi di tom, portando originalità e dinamica al pezzo che altrimenti rimarrebbe piatto senza l’intervento del batterista. Durante una lezione di musica, è possibile suonare il pezzo di introduzione piuttosto lento, abbastanza abbordabile per i principianti.

    La batteria è uno degli strumenti con la storia più lunga! La batteria è uno degli strumenti con la storia più lunga!

  2. We Will Rock You (Gruppo: Queen, Batterista: Roger Taylor, Data di uscita: 1977, Stile musicale: Arena Rock) Qui ovviamente, tecnicamente, non c’è niente di eccezionale. Questo è anche uno dei pezzi di punta per i principianti, ma senza la batteria, il brano non esisterebbe e non avrebbe avuto l’eco che ha ancora oggi.Anche tua nonna è in grado di canticchiarlo probabilmente! Il pezzo è un modo per essere fatto a un ritmo costante da tenere per più di 2 minuti.
  3. Painkiller (Gruppo: Judas Priest Batterista: Scott Travis Data di uscita: 1990 Stile musicale: Heavy Metal) Torniamo a canzoni più complicate, perché anche se We Will Rock You è un classico, non è impressionante a livello di controllo della batteria. Questo non è il caso della maggior parte dei brani dei Judas Priest e in particolare Painkiller. L’introduzione è affidata alla batteria con un doppio pedale che può far vibrare anche i musicisti con il suo metal. Il ritmo alla batteria è molto veloce, ed è in grado di dare subito ambiente alla scena.
  4. Vitamin C (Gruppo: Can Batterista: Jaki Liebezeit Data di uscita: 1972 Stile musicale: Funk). Vitamin C è un pezzo sfumato di jazz, funk e persino tango. È difficile dire che questo brano è nato negli anni 1970. Non è invecchiato un po’ e sembra ancora sperimentale oggi.Il batterista mostra un potere e una follia perfettamente controllati. È energico, asciutto e possiamo facilmente immaginare una danza lasciva su questo brano così insolito.
  5. Sunday Bloody Sunday (Gruppo: U2  Batterista: Larry Mullen Junior  Data di uscita: 1983  Stile musicale: New Wave / Rock)  Dall’inizio della canzone, chiunque può riconoscere il titolo ed è grazie ai rulli della batteria.  Sunday Bloody Sunday è soprattutto un pezzo impegnato, che rende omaggio ai 13 civili irlandesi massacrati dall’esercito britannico. Larry Mullen Jr ha registrato questo pezzo in versione studio usando un metronomo, dando un risultato molto quadrato, al limite del militare.

5 nomi di mostri della batteria

Alt! Con questo non vogliamo esaurire la top 5 dei grandi della batteria… ma vogliamo suggerirti 5 grandi personalità del mondo della batteria a cui puoi avvicinarti per lasciarsi influenzare!

Incontrare per strada un batterista famoso... non ha prezzo! Incontrare per strada un batterista famoso… non ha prezzo!

Ecco dunque la nostra personalissima lista:

  1. Keith Moon, batterista degli Who, era eccentrico e autodistruttivo. Conosciuto tanto per i suoi eccessi quanto per il suo suono tecnico e anarchico, si è sempre mosso dietro una batteria gigantesca con tom dappertutto, e il suo stile è davvero inconfondibile. Il suo ruolo nel gotha dei batteristi è ben consolidato: ha infatti ottenuto il suo posto nei The Who rompendo la grancassa del batterista precedente, perché suonava molto più forte!
  2. Dave Lombardo è il batterista degli Slayer, una band trash metal con accenti punk. È uno dei pochi batteristi metal a sapere come combinare efficacemente violenza, tecnica e groove.  È autore di complicati assoli che devono essere ascoltati più volte prima di essere comprensi, ma porta anche, contro ogni aspettativa, un elemento danzereccio ad alcuni pezzi del gruppo. È anche molto veloce nel maneggiare il contrabbasso.
  3. Membro della band dei Blink 182, Travis Barker è un batterista frenetico ed energico, ma è anche noto per il suo aspetto particolare: Travis ha infatti tatuaggi su tutto il corpo.  Sua madre gli ha comprato i suoi primi tamburi all’età di 4 anni e Travis Barker ha iniziato le sue prime lezioni di musica con un insegnante di jazz.  Ha la particolarità di non essere bloccato in uno stile rock ma partecipa a molti progetti con vari stili musicali: hip hop, punk rock, rock alternativo, pop, rap e persino musica country.
  4. Nato il 20 aprile 1967 a Long Beach, Mike Portnoy, il cui vero nome è Michael Stephen Portnoy, è un famoso batterista americano. È particolarmente famoso per il suo ruolo nella band progressive metal dei Dream Theater, che ha ricoperto dal 1985 al 2010. Ora è il batterista di diverse band come Flying Colours, Adrenaline Mob o The Winery Dogs con i musicisti Billy Sheehan e Richie Kotzen.
  5. Joey Jordison, batterista metal nella band degli Slipknot, è considerato da molti il miglior batterista del mondo, anche se è una questione un pò discutibile. Ha anche suonato in altri gruppi, nei  Metallica, nei Korn e per Rob Zombie. Soprannominato Cactus Eater, è il leader  della sua band, gli Slipknot, perché è il primo a provare e a salire sul palco.

La batteria nel cinema

Ebbene sì, la batteria è lo strumento principale di molte colonne sonore… ma vogliamo parlare anche dei film in cui praticamente è protagonista? Ecco qualche titolo!

Tratto dall’omonimo libro, L’uomo dal braccio d’oro è particolarmente noto per i suoi poster realizzati dal graphic designer Saul Bass e per la colonna sonora di Elmer Bernstein. Questo film segna allo stesso tempo un nuovo modo di usare il jazz nel cinema. Frankie Machine, interpretato da Frank Sinatra, ritorna a Chicago dopo un periodo di riabilitazione. Per non ricadere nella rete dei suoi vecchi demoni, inizia a suonare la batteria jazz!

Un altro lavoro da non perdersi è Spinal Tap, un finto documentario rock’n’roll su una falsa band heavy metal. Il gruppo ritorna con un finto tour del 1982 con tutte le abitudini e i costumi del rock. L’ossessione per la tecnica, la pretesa culturale, il look chip, l’ego sproporzionato, la tentazione demoniaca, l’astrologia, tutti i cliché effettivamente ci sono, ma rimangono sempre tuttavia plausibili. Tutto è fatto sul serio, i fatti vengono a malapena esagerati. Ogni scena risulta esilarante, perché sembra così vera, anche se vista e ascoltata dozzine di volte!

Se c’è un film dedicato alla batteria, è Whiplash! Un film dedicato alla batteria: Whiplash!

Se c’è un film dedicato alla batteria, è Whiplash! Intenso come un eccellente assolo di batteria, il film è un vero momento del cinema. Le percussioni sono al centro del film che tratta della relazione tossica tra un giovane batterista e il suo insegnante, intransigente e crudele. Volendo diventare il nuovo Buddy Rich, lo studente subisce umiliazioni, manipolazioni psicologiche e… lanci di piatti. Un vero batterista si renderà conto ovviamente degli errori commessi e li sottolineerà (si sente un piatto quando si colpisce un rullante, in generale c’è un cattivo montaggio della batteria…). La violenza psicologica contrasta con l’universo normalmente rilassato della batteria!

Allora… non resta che dirti one, two three, four… e via con la batteria!

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